Non me ne voglia il vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti, ma di fronte alla sua sparata all’assemblea nazionale del Partito democratico non sono riuscito a trattenermi dal dire la mia. Dal palco dell’hotel Ergife il nostro se l’è presa con Roberto Speranza, lo ha platealmente accusato di avere la “faccia come il culo”. Non sarò ipocrita: sebbene io non appartenga a nessuna delle tifoserie in campo, Giachetti mi ha strappato un sorriso.

Ma la mia ammirazione ha toccato la punta massima quando ho verificato (prove alla mano) l’evoluzione del Giachetti-pensiero. Sono andato a risentirmi il suo intervento a Omnibus (La7) dello scorso 18 gennaio: un capolavoro. Giachetti stigmatizzava il linguaggio violento e rissoso della politica. Bacchettava gli urlatori da talk show. E sfoggiava una certa cultura del self control. Praticamente un vendicatore del Galateo. Un paladino del bon ton. Vomitevole.

Saranno state le sconfitte collezionate alle amministrative e al referendum, ma Giachetti ha segnato una netta, nettissima, inversione di tendenza. Niente più toni da santone zen: il Rambo da buvette si è buttato nella mischia e ha picchiato duro su Roberto Speranza. Bravo Giachetti. Viva le facce da culo.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Roma: cara Virginia, il tempo è scaduto

prev
Articolo Successivo

Legge elettorale, Renzi riparte dal Mattarellum. Ma Fi vuole proporzionale. E Grillo: “Mercato delle vacche”

next