Niente più pasta Agnesi a Imperia: il pastificio del Gruppo Colussi chiude definitivamente venerdì lo stabilimento ligure e sposta la produzione a Fossano, in Piemonte. I dipendenti, un centinaio, hanno scelto la mobilità. Settanta di loro rimarranno a casa tra il 16 dicembre, il 2 gennaio e il mese di marzo del 2017.

E così i macchinari hanno smesso di funzionare a Imperia, producendo martedì l’ultimo chilogrammo di Fusilli n.102. e lasciandosi alle spalle gli anni in cui lo slogan “Silenzio, parla Agnesi” bucava le tv degli italiani. Intanto oggi iniziano le procedure di pulizia, sorveglianza e messa in sicurezza dei macchinari, che richiederanno qualche mese. Circa quindici i lavoratori che hanno accettato il trasferimento al pastificio nella provincia di Cuneo, due quelli che saranno cooptati dalla ditta che produce pasta fresca “Plin“, di Albenga, mentre qualcun altro potrebbe raggiungere nel frattempo l’età pensionabile. La nuova sede è in grado  di produrre tutti i tipi di pasta, di semola, all’uovo, integrale, fino alle novità alto proteiche.

La chiusura dello stabilimento avviene dopo un paio di anni di battaglie sindacali, scioperi, incontri con politici e imprenditori, tutti finalizzati a tenere in vita la produzione di un marchio che ha rappresentato un pezzo della storia della città ligure. La decisione di trasferire tutta la produzione dallo stabilimento di Imperia a quello piemontese era stata annunciata da tempo – precisa il Gruppo Colussi – ed è legata all’impossibilità di sviluppare il sito produttivo ligure e godere di una logistica efficiente.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Inps e tfr, il faticoso recupero del trattamento di fine rapporto

prev
Articolo Successivo

Jobs Act, Poletti: “Probabili elezioni prima del referendum”. Che così slitterebbe di un anno. Opposizioni all’attacco

next