Non soltanto le polemiche per il ritardo nell’ingresso dei rappresentanti di lista. Dal centro “bunker” di Castelnuovo di Porto, il fortino a pochi chilometri da Roma, sulla via Flaminia, dove da sabato sono custoditi i voti degli italiani residenti all’estero, dal fronte del No si denunciano possibili anomalie e il rischio di irregolarità nelle operazioni preliminari allo scrutinio: “Se ci sono stati problemi, ci sono stati prima che arrivassero qui le schede. Certo, qui regna il caos nelle procedure”, denuncia la senatrice di Sinistra Italiana Loredana De Petris. Il motivo? Ricostruisce De Petris: “All’interno delle buste che arrivano dall’estero sono contenuti un’altra busta chiusa, con dentro la scheda, e un “tagliandino” che corrisponde alla tessera elettorale. Qui mettono da una parte la busta con la scheda votata, dall’altra i tagliandini. ma così il controllo se ci sia corrispondenza tra i tagliandini e l’elenco degli elettori si fa soltanto alla fine. Troppo tardi”, attacca la senatrice. Accuse rilanciate anche da Davide Barillari, consigliere regionale del Lazio del Movimento 5 Stelle: “Scopri solo alla fine, quando ormai la scheda è nell’urna, se una persona ha votato più di una volta”. E ancora: “Ci segnalano casi di buste aperte, presidenti di seggio che non rispettano la segretezza del voto, voti duplicati e multipli a causa della procedura attuale”. Tradotto, per le opposizioni si rischia un voto inquinato: “In passato le segnalazioni non sono mancate. Ma il governo non ha voluto rispondere alla nostra interrogazione prima del voto”, ha rivendicato De Petris. Attacchi respinti dagli esponenti dem: “Tutto regolare”

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