Via Padova è uno dei quartieri di Milano con il più alto tasso di stranieri. Il 12 novembre un uomo domenicano è stato ucciso a coltellate e a colpi di pistola forse per questioni di droga. Il sindaco Giuseppe Sala ha chiesto che nel quartiere venga mandato l’esercito; l’obiettivo è garantire maggior sicurezza ai cittadini. Tuttavia, chi in via Padova lavora da anni proprio con gli stranieri non è d’accordo con questa proposta: “La soluzione non può essere l’esercito. Era già stato mandato nel 2010 sotto l’amministrazione Moratti e la situazione non era cambiata”, spiega Silvio Tursi, presidente della cooperativa sociale “Il tempo per l’infanzia“, una realtà che da oltre vent’anni lavora sull’integrazione tra italiani e stranieri, minorenni e adulti. “L’esercito – continua Tursi – è servito solamente per la percezione della sicurezza ma non ha risolto il problema”. Molti tra gli abitanti italiani di via Padova sono convinti che l’alta concentrazione di immigrati sia una delle cause principali dei problemi del quartiere. Tursi, invece, sottolinea un altro aspetto: “Molti italiani, circa 500-600, affittano appartamenti agli stranieri: questi vengono costretti a vivere in una stanza anche 5-10 persone, altri vivono nei sotterranei e nelle cantine. Inoltre molto spesso si devono fare i turni per dormire perché non c’è spazio per tutti. Diciamo quindi che molti italiani speculano sugli stranieri”. Per Tursi i conflitti nascono qui: “Se via Padova avesse una situazione abitativa diversa molti problemi si risolverebbero tranquillamente”

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