La prima, sempre lei, in fuga. La seconda in affanno. E le terze a sorpresa: come se non bastasse il Milan di Vincenzo Montella, ecco Atalanta e Lazio. Non il Napoli, né l’Inter e nemmeno la Fiorentina. Ma la banda di giovani di Gian Piero Gasperini e i biancocelesti di Simone Inzaghi, che in estate era stato messo da parte per far posto a Marcelo Bielsa salvo essere richiamato in fretta e furia dopo il gran rifiuto del tecnico argentino. E appena più giù il Torino di Sinisa Mihajlovic, che continua a vincere trascinato da Andrea Belotti. Le Euro-sorprese della Serie A sono tre. Ben vengano, ma sia chiaro: il settimo successo nelle ultime 8 gare da parte dell’Atalanta rischia di dare una forma al campionato già a fine novembre. La vittoria dei nerazzurri sulla Roma, grazie alle firme di Caldara e Kessie, rispettivamente classe 1994 e 1996, spedisce la Juventus a +7 sui giallorossi e se il Milan non dovesse far suo il derby il distacco dei bianconeri sulla seconda sarebbe già un corposo tesoretto da amministrare. Senza che la squadra di Allegri abbia finora entusiasmato, tra l’altro.

Però in questa stagione senza gerarchie, i campioni d’Italia continuano a imporre il proprio ritmo con regolarità, lasciando solo pochi punticini per strada e non inciampando contro le piccole. Mentre il Napoli e la Roma, per esempio, hanno zoppicato proprio contro l’Atalanta, squadra del momento. Dopo aver balbettato in avvio di stagione, i bergamaschi conoscono ora un solo verbo: vincere. Sette successi nelle ultime otto partite, 9 gol fatti e appena 1 subito nelle ultime quattro. Sembrava una favola già prima della sosta per gli impegni delle nazionali. E ha ricominciato allo stesso ritmo. A segno ancora Caldara e Kessie, due dei simboli della squadra: giovani, forti, lanciati senza paura da Gasperini. Tra due settimane i nerazzurri incontrano la Juve. Se in questo turno hanno forse indirizzato il campionato, tra quindici giorni posso dare una sterzata in senso contrario. In ogni caso, la Dea è già da record: mai nella sua storia aveva messo insieme 25 punti nelle prime 13 giornate di Serie A.

Nel segno dei giovani vincono anche Lazio e Torino. Per i biancocelesti si tratta di un tecnico, Simone Inzaghi, salutato in fretta a giugno prima d’essere ripescato dopo l’addio prematrimoniale di Bielsa. I granata invece vengono portati sulle spalle di Andrea Belotti, 10 gol in dieci presenze: stesse reti di Icardi e Dzeko, ma con due partite giocate in meno. L’allenatore della Lazio, 41 anni, è cresciuto sulle panchine delle giovanili del club di Claudio Lotito. Senza aver mai guidato una squadra di professionisti, venne promosso lo scorso anno dopo il derby perso, mise insieme 12 punti in 7 partite ma non bastò per garantirsi la conferma. Poi dopo il pasticcio con il “Loco” Bielsa, Lotito lo ha richiamato. Risultato? La Lazio gioca bene, è divertente e anche efficace. Ad agosto nessuno l’avrebbe inserita tra le prime sei squadre del campionato. Men che meno in zona Champions, dove invece si trova e al momento non c’è un motivo per il quale non potrebbe rimanerci.

Un discorso simile a quello del Torino, costruito con raziocinio dal diesse Petrachi e subito plasmato a sua immagine e somiglianza da Sinisa Mihajlovic. Le versioni ‘sangue e sudore’ del Toro sono da sempre quelle che ottengono maggiori successi. Questa sembra appartenere a quella categoria, con il tocco offensivo in più dato dalla verve del “Gallo” Belotti in un periodo da re Mida dei campi da calcio. Anche a Crotone ha deciso lui, con una doppietta nei minuti finali. Gol numero 9 e 10. Segna tanto e in tutti i modi: secondo i dati Opta, l’attaccante azzurro è l’unico giocatore nei cinque campionati europei più importanti ad aver segnato almeno 3 reti di destro, 3 di sinistro e 3 di testa. Numeri che confermano la completezza di un giocatore destinato a marchiare a fuoco la stagione. Mihajlovic può dormire sogni tranquilli. Dalla Fiorentina in giù, tutte le inseguitrici, un po’ meno. Per la zona Europa, la concorrenza quest’anno è davvero ricca. E la Juve se la ride.

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