Se il campionato fosse iniziato il 25 settembre, l’Atalanta sarebbe prima in classifica. Neanche la Juventus è riuscita a far meglio della Dea nelle ultime 7 giornate. La squadra di Gasperini ha raccolto 19 punti sui 21 disponibili. Sei vittorie e un pareggio, 13 gol fatti e 2 subiti, nonostante abbia incontrato Napoli, Fiorentina, Sassuolo e Inter. Ovvero un poker di squadre che in Serie A, sulla carta, dovrebbe far molto meglio. I nerazzurri nelle scorse settimane hanno compiuto 109 anni, ma non si sono mai sentiti così giovani e forti come in questo periodo. Dopo un avvio terribile – 4 k.o. nelle prime cinque – da tre turni l’Atalanta non subisce gol, e nel frattempo ne ha segnati 7. Gli ultimi due portano la firma di Mattia Caldara e Andrea Conti, con gentile assistenza del bergamasco Roberto Gagliardini. Tradotto: tre dei cinque uomini chiave per l’Under 21 di Gigi Di Biagio e per i quali sono pronte ad aprirsi anche le porte della Nazionale maggiore. È già successo, in realtà, per Gagliardini, convocato lunedì da Ventura dopo il forfait di Claudio Marchisio.

La meglio gioventù – È lo sbocco naturale di un progetto sul quale l’Atalanta investe ormai da anni. Nessuna novità recente, ma ora si vedono i frutti. Nell’undici che ha tritato il Sassuolo (altra squadra-esempio di come sia possibile lavorare bene con gli italiani), Gasperini ha mandato in campo, oltre ai tre azzurrini, anche Leonardo Spinazzola (classe ’93), Alberto Petagna che di anni ne ha 21, e Franck Kessié, nato nel 1996. Senza dimenticare un altro prospetto di livello, Alberto Grassi, classe ’95 come Petagna. A conti fatti sono sei under 23 nella formazione titolare all’interno di una rosa già giovane grazie agli appena 26,2 anni di media.

Il segreto negli investimenti – Così se oggi l’Atalanta è quarta in classifica assieme alla Lazio a quota 22 punti, uno in più del Napoli e con 5 lunghezze di vantaggio su Fiorentina e Inter, deve dire grazie a sé stessa e agli investimenti che da anni il patron Antonio Percassi ha ordinato di convogliare verso il settore giovanile. La Dea destina circa 7 milioni del proprio budget stagionale alle formazioni under. Il ritorno non sono solo gli scudetti Giovanissimi e Allievi vinti nel 2015/16, ma anche la possibilità e il coraggio di lanciare i propri ragazzi in prima squadra. È sempre accaduto, mai però in maniera massiccia (e sorprendente) come sotto la gestione Gasperini. Il marchio di qualità sul settore giovanile, affidato alle cure di Maurizio Costanzi, è arrivato nelle scorse settimane anche dal Cies, il prestigioso osservatorio svizzero sul calcio: l’Atalanta è stata inserita tra i 20 Top club europei per incassi generati dalla cessione di calciatori cresciuti nel proprio vivaio. Una mosca bianca in un settore in cui l’Italia è risultata molto distante da Liga, Premier e Bundesliga. Vince e diverte, con il talento e l’incoscienza dei giovani, ora galvanizzati dopo quaranta giorni da primato. L’entusiasmo porta a fare un pensierino a qualcosa di più oltre la salvezza, in attesa di incontrare subito dopo la sosta Roma e Juventus, le prime della classe.

Percassi sogna l’Europa – Il proprietario dell’Atalanta: uno che, tra un’idea bizzarra e l’altra, ci ha spesso visto lungo. Fu tra i primi ad aprire negozi mono-marca di Benetton in mezza Europa, ha portato in Italia marchi come Zara, Pull&Bear, Victoria’s Secret ed è ormai prossimo a lanciare l’apertura dei primi e attesissimi Starbucks. Nel frattempo, in proprio, ha aperto diversi centri commerciali da Orio al Serio alla Sicilia, sbagliato l’investimento in Alitalia e fatto belle migliaia di ragazze e donne grazie a Kiko, una catena di negozi di cosmetici. Ora ha trovato il trucco giusto anche per la Dea, della quale è stato calciatore per otto stagioni negli anni Settanta. Nessun maquillage venuto dal mercato, ma fatto in proprio a Zingonia: tanti giovani promossi in prima squadra, gli acquisti di Paloschi e Cabezas più cinque prestiti, a fronte delle cessioni di Marten De Roon e Luca Cigarini per un saldo positivo durante il calciomercato pari a 8,5 milioni di euro. Oltre a 35 – sì, trentacinque – giocatori spediti in prestito tra Serie B, Lega Pro e campionati esteri. Un patrimonio che tornerà più forte sotto il profilo tecnico e finanziario. E forse ritroverà l’Atalanta in Europa League. Si tratterebbe di un ritorno, atteso da 25 anni, e permetterebbe al club di prolungare ancora un po’ la permanenza a Bergamo dei propri gioielli. Con una gestione economica sulla quale hanno ancora una forte incidenza i diritti tv (63,3%) e il player trading, la vera sfida di Percassi è infatti aumentare i ricavi commerciali (19,4 per cento) magari affacciandosi oltre confine. Dopo aver portato tanti marchi esteri in Italia, forse è il momento giusto per far girare l’Europa alla sua squadra.