2. Riforma del Titolo V
Ben venga l’abolizione della “legislatura concorrente” che in Italia si traduce in ambiguità decisionale e rimpallo delle responsabilità. Ma la formulazione delle prerogative dello Stato e di quelle della Regione è tutt’altro che priva di ambiguità. Mi sarebbe piaciuta una cosa semplice del tipo: “Lo Stato fa le leggi, cioè detta i criteri da seguire nell’esercizio della pubblica amministrazione; le Regioni decide come amministrare il territorio: dislocazione e amministrazione di scuole e ospedali, manutenzione delle strade non statali, implementazione delle politiche ambientali, gestione rifiuti; i Comuni eseguono le disposizioni della Regione per il territorio di loro competenza”.

Inoltre non mi va giù la “clausola di supremazia”, per cui lo Stato può scavalcare gli enti locali per ragioni di interesse nazionale: in teoria suona giusto ma in pratica significa che gli enti locali avranno ancora meno voce in capitolo in termini di Tav, Tap, trivellazioni, Ponte sullo Stretto, autostrade selvagge ecc ecc.

Altra cosa che non gradisco è la possibilità che si dà alle Regioni “virtuose” (quelle con i conti in ordine) di patteggiare con il governo una maggiore autonomia. La conseguenza è che ci saranno Regioni di serie A e Regioni di serie B. Peraltro non si specifica cosa occorre per essere “promossi”: la promozione non è automatica, a fronte del raggiungimento di certi obiettivi, ma lasciata alla discrezionalità del governo.

3. Istituti di democrazia diretta
Bene l’introduzione dei referendum di indirizzo, ma è lasciato tutto un po’ nel vago. Bene l’introduzione del quorum ridotto per i referendum (50%+1 dei votanti alle ultime elezioni politiche, invece del 50%+1 degli aventi diritto) ma perché riservarlo solo ai referendum che raggiungono le 800 mila firme? Con quale criterio si passa da 50mila a 150mila per le leggi di approvazione popolare? Potrei pure accettarlo, se però si imponesse senza mezze misure al Parlamento di discutere le proposte di legge popolari in tempi certi, come si fa per i decreti legge governativi: dopotutto la sovranità appartiene al Popolo, non al presidente del Consiglio.

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Referendum, il mio No non è indignato ma ragionato. Vi spiego il perché

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