Diana Bracco, ex vicepresidente di Confindustria ed ex presidente di Expo 2015 spa, nonché presidente dell’omonimo gruppo, è stata condannata a due anni di reclusione per frode fiscale e appropriazione indebita dal Tribunale di Milano. Secondo l’accusa, l’industriale, che avrebbe commesso i reati in qualità di presidente del Cda della Bracco spa, avrebbe realizzato una frode fiscale da oltre un milione di euro.

Il pm di Milano Giordano Baggio aveva chiesto una condanna a 1 anno e 3 mesi. Secondo l’accusa, la frode sarebbe stata realizzata abbattendo l’imponibile attraverso fatture per spese personali, come la manutenzione di barche o case in celebri località turistiche, dall’isola di Capri alla Provenza, fatte confluire sui bilanci delle società del gruppo Bracco. Nel marzo 2015 era stato anche eseguito un sequestro preventivo di un milione e 42mila euro (somma poi dissequestrata), fatture per un totale di oltre tre milioni di euro emesse da due architetti per i lavori in cinque case di proprietà dell’ex vicepresidente di Confindustria.

La difesa dell’imputata durante l’arringa aveva chiesto l’assoluzione: “Ribadiamo la totale estraneità della nostra assistita alle accuse mosse – aveva ha detto l’avvocato Giuseppe Bana – Come è emerso dal dibattimento le fatture contestate non erano inesistenti e anzi si riferivano a prestazioni realmente eseguite. Dal punto di vista fiscale, aveva chiarito poi il legale, “tutte le imposte sono state pagate e pertanto non ci sono situazioni aperte con l’Agenzia delle Entrate. Siamo assolutamente sereni fiduciosi per il prosieguo del dibattimento”.

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