Neanche il tempo di incassare l’annuncio di Matteo Renzi che il Ponte sullo stretto di Messina “si farà” e Pietro Salini, numero uno di quella Salini Impregilo che è capofila del consorzio che aveva vinto la gara per la realizzazione della grande opera, rinforza l’endorsement per il Sì al referendum costituzionale del 4 dicembre. Arrivando a dire al Financial Times di essere pronto a lasciare l’Italia se, al contrario, la legge Boschi sarà bocciata.

“Siamo orgogliosi di portare in giro per il mondo la bandiera italiana”, afferma Salini nell’intervista al quotidiano finanziario, ma “se la situazione politica evolvesse nel modo sbagliato, una larga parte dell’industria andrebbe altrove, è una situazione da valutare in modo serio”. Il “modo sbagliato” consiste, secondo Salini, in una situazione che vede “l’Italia senza governo, senza possibilità di svolgere elezioni, senza possibilità di un nuovo governo sufficientemente credibile“. Il Ft coglie l’occasione per ricordare che Exor, holding della famiglia Agnelli “spesso all’avanguardia nelle manovre di business, all’inizio del mese ha tenuto un’assemblea straordinaria degli azionisti che ha votato per spostare il quartier generale fiscale e legale in Olanda. Ora la maggior parte dei suoi ricavi sono negli Usa”.

Per quanto riguarda il Ponte, comunque, Renzi ha già fatto marcia indietro precisando che “prima vengono la banda larga, l’edilizia scolastica, la Salerno-Reggio Calabria, le ferrovie e i viadotti in Sicilia, gli interventi contro il dissesto idrogeologico, il progetto Casa Italia“. “Ho sempre detto che il Ponte viene dopo tutta questa roba qua”, ha detto il premier a Radio Popolare.

 

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