Sempre meno pubblico, sempre più privato. Pare essere questo il destino del Kalashnikov. La Rostec, società partecipata dal Cremlino con lo scopo di promuovere lo sviluppo in settori ritenuti strategici, sta valutando l’ipotesi di aumentare la quota da mettere sul mercato della Kalashnikov Concern, l’azienda leader nella fabbricazione del celebre fucile d’assalto. Ad annunciarlo, il numero uno del conglomerato russo, Serghei Chemezov, che ha precisato che la proposta per ora è sul tavolo, per il momento, ma che dovrà comunque essere discussa con i rappresentanti del governo. “La questione – ha precisato Chemezov – è ancora in discussione. Prenderemo la decisione finale entro la fine dell’anno“.

Rostec attualmente detiene il 51% di Kalashnikov Concern, mentre il 49% è in mano ad investitori privati. Se il progetto in esame venisse approvato in via definitiva, la partecipata statale si accontenterebbe di mantenere solo il 25% dell’azienda, oltre ad un’azione. Il resto, invece, finirebbe sul mercato.

Non assisterà all’eventuale privatizzazione Mikhail Kalashnikov, l’ex contadino che, arruolatosi nell’Armata Rossa durante la Seconda Guerra Mondiale, prese spunto dai fucili automatici in dotazione all’esercito del Terzo Reich per elaborare quella che sarebbe diventata una delle armi più iconiche e letali della storia militare moderna: l’AK-47. L’inventore del Kalashnikov morì nel dicembre del 2013, all’età di 94 anni, nell’ospedale a Izhevsk, una cittadina a 1.300 km a est di Mosca a ridosso degli Urali.

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