Altro che baby bonus e interventi spot. La ricetta per scongiurare “la catastrofe demografica” sta “chiusa in un cassetto”, e si chiama “Piano nazionale per la famiglia“, documento “approvato nel 2012 dal presidente del Consiglio (Mario Monti, ndr) e rimasto solo sulla carta”, ignorato anche dai successivi governi. Lo ha raccontato Gian Carlo Blangiardo al Meeting Cl di Rimini. In un incontro dedicato al futuro dell’Italia, il docente di Demografia all’Università Bicocca di Milano, già membro della commissione per il Piano nazionale per la famiglia, ha parlato del calo drastico delle nascite a cui corrisponde un aumento vertiginoso degli anziani, anche dei novantenni. “Finora è stato fatto poco per evitare che questa situazione diventi una catastrofe – spiega Blangiardo – sono state fatte più che altro azioni propagandistiche. Invece bisognerebbe accettare il fatto che bisogna fare una politica non tanto per avere l’applauso e il consenso, ma per risolvere i problemi della società”. Anche i cosiddetti “bonus bebè” sono stati “utili sicuramente a chi li ha ricevuti, ma non invertono la tendenza al calo della natalità”. Per il docente universitario, sono due i punti principali da affrontare. “La cura dei figli e il lavoro, ossia la possibilità, per le madri, di conciliare le due cose. Il nostro sistema non è in grado di garantire tutto questo. Le donne fanno i salti mortali e per questo alla fine, spesso, rinunciano al secondo figlio”.
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