Whistleblower, transgender e persino con idee suicide. La giustizia americana si accanisce in modo pesantissimo contro Chelsea Manning.

Chi è Chelsea Manning? Era un militare dell’esercito statunitense. Venne condannata a 35 anni di carcere per avere svelato al mondo i contenuti di una gran quantità di documenti riservati ufficiali e informali. Chelsea Manning ora è reclusa nel carcere militare di Fort Leavenwoth nel Kansas.  I whistleblowers – si pensi ad Edward Snowden, oggi in esilio forzato in Russia – sono considerati criminali pericolosissimi per la giustizia americana. Per chi invece ha a cuore la democrazia, la trasparenza, la morale nella politica, i whistleblowers  sono novelli martiri della post-modernità disposti a pagare con il proprio corpo e con la propria libertà l’esigenza universale di conoscenza. Aveva ragione Marco Pannella a considerare il diritto alla conoscenza un diritto individuale e collettivo globale. La giustizia americana si sta invece accanendo in modo feroce contro Chelsea Manning, non accontentandosi di averla imprigionata per un periodo di tempo enorme, quasi per la sua vita intera.

L’American civil liberties union, la storica organizzazione per i diritti civili americana oggi diretta da Anthony Romero, si è fatta carico della sua difesa legale. Nei giorni scorsi ha denunciato pubblicamente che Chelsea Manning ha ricevuto una nota formale dall’esercito americano che l’accusa di avere violato le norme penitenziarie. Sentite il perché: per avere tentato il suicidio lo scorso 5 di luglio. La sua disperazione non è a norma di legge. Le viene inoltre contestato di essersi ribellata allo spostamento di cella e di avere avuto con sé materiale non consentito. Un’accusa analoga a quella mossale un anno fa, quando il materiale non consentito era una copia del noto periodico sovversivo Vanity Fair.

Chelsea è depressa anche perché le vengono negate le cure mediche legate alla transizione di genere. Incredibile, terribile, disumano il trattamento riservatole. Ora rischia una punizione ancor più severa, potenzialmente letale, ovvero l’isolamento in carcere a tempo indeterminato. E questo perché? Per avere tentato di suicidarsi. Ossia perché è disperata. L’isolamento fa male. L’isolamento destabilizza. In Italia la durata massima dell’isolamento imposto per motivi disciplinari – quello a cui è soggetta Chelsea Manning in Kansas – è di 15 giorni consecutivi. Con un giorno di interruzione in mezzo, esso può tuttavia ricominciare il suo conteggio e riprendere per altri quindici giorni. L’isolamento giudiziario, disposto dall’autorità inquirente per motivi investigativi, non ha limiti superiori fissati dalla norma. L’isolamento è psicologicamente devastante. L’isolamento induce al suicidio. Nei reparti di isolamento i rischi di violenza verso se stessi e verso gli altri si moltiplicano. L’isolamento nei confronti di una persona che ha tentato il suicidio è un’istigazione a ricommetterlo. Salviamo Chelsea Manning da una morte sicura.

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