Quelle che non mancano, all’Europa, sono le emergenze: quando non sai come affrontarne una, ne esplode un’altra che ti fa accantonare la prima per contrastare l’ultima. Che resta, irrisolta, in testa alla lista delle priorità, fin che un’altra non la caccia. Una girandola tragica, che produce sfiducia e che alimenta la paura.

Prendiamo la strage all’aeroporto di Istanbul, ieri sera, e il Vertice europeo a Bruxelles, ieri e oggi. Inizialmente pensato per affrontare il problema dei migranti, il Summit è stato poi convertito, dopo il referendum shock sull’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, sulla Brexit. La notizia dell’attentato, giunta a riunione in corso, l’ha poi dirottato sulla minaccia terroristica, consentendo ai capi di Stato e di governo dei 27/28 di ritrovare l’unità nella condanna della strage.

Senza però avere nel frattempo affrontato l’immigrazione e neppure cominciato a sciogliere i nodi della Brexit, per non parlare del rilancio di crescita e occupazione, che restano, insieme ai migranti, le priorità assolute per i cittadini europei, ma che i leader manco trovano più sulla loro agenda.

Che poi l’unità nella condanna è un paravento, dietro il quale stanno differenze di valutazione nette su quanto sta avvenendo in Turchia. C’è chi pensa che l’Europa abbia concesso poco alla Turchia, spingendola sulla china dell’autoritarismo e dell’islamismo che sta ora percorrendo; e c’è chi pensa che le abbia concesso troppo, stringendo patti onerosi – e disonorevoli – con il regime di Ankara perché si faccia carico dei rifugiati siriani sul proprio territorio, senza incanalarli verso l’Unione sulla rotta dei Balcani. C’è chi pensa che la Turchia sia sotto attacco jihadista per il suo impegno anche militare contro il sedicente Stato islamico; e c’è chi pensa che sia assediata dai nemici interni – i curdi – ed esterni perché, a forza di doppi giochi internazionale e di repressione, ha disorientato gli amici ed ha inasprito i nemici.

C’è del vero in tutte le analisi, a seconda del momento cui si riferiscono. E, naturalmente, nessuna responsabilità turca giustifica la violenza assassina contro vittime innocenti: Istanbul oggi come Bruxelles a marzo, come Parigi a novembre, l’Europa ritrova l’unità nella solidarietà con le vittime, anche se l’essere tutti turchi non significa essere tutti Erdogan.

La condanna, la deprecazione, la solidarietà: benissimo. Ma che fare, contro il terrorismo? Ora, ci pensiamo; e, poi, fra meno di due settimane c’è il Vertice della Nato a Varsavia e lì ci penseremo con gli americani, ché senza di loro non siamo buoni a fare nulla. Se poi nel frattempo affondasse un barcone con centinaia di migranti, accantoneremo il terrorismo e ci preoccuperemo dell’immigrazione. E già ci attende a settembre il ritorno della Brexit: c’è sempre il vento d’un’emergenza a muovere la girandola.

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