Scampato all’udienza dello scorso maggio, l’ex presidente dell’Egitto Mohamed Morsi è stato condannato all’ergastolo. Un tribunale penale del Cairo l’ha infatti riconosciuto colpevole di avere rivelato segreti di Stato al Qatar nel corso dello stesso processo in cui altri sei accusati sono già stati condannati a morte: tra di loro anche due giornalisti di Al Jazeera, tv del Qatar che è stata messa al bando in Egitto per il suo presunto sostegno ai Fratelli Musulmani. Il tribunale del Cairo ha inoltre condannato Morsi e altri due giornalisti a 15 anni di carcere aggiuntivi in un caso in cui erano accusati di avere sottratto documenti legati alla sicurezza di Stato.

In particolare, l’ex presidente e il capo del suo ufficio, Ahmed Abdel-Ati, sono stati riconosciuti colpevoli di avere trasmesso informazioni sulle forze armate e sui loro armamenti: secondo l’accusa, i due hanno passato i documenti al segretario presidenziale Amin El-Serafy, che a sua volta li ha consegnati a sua figlia Karima, la quale li ha trasmessi ad agenti vicini al Qatar. Le sentenze odierne sono tuttavia appellabili.

Esponente di spicco dei Fratelli Musulmani, organizzazione vietata in Egitto, Morsi è stato il primo presidente egiziano eletto dopo la caduta nel 2011 del rais Hosni Mubarak, a seguito della Primavera araba. Durante gli anni al potere il Qatar è stato tra i suoi principali sostenitori, ma è stato deposto nell’estate 2013 dall’allora capo delle Forze Armate e oggi presidente Abdel Fattah al-Sisi. Morsi, attualmente in carcere, era già stato condannato a morte per il suo ruolo nell’evasione di massa dal carcere di Wadi el Natroun, all’ergastolo per aver complottato con un’organizzazione terroristica straniera (il movimento palestinese Hamas) e a 20 anni di carcere per aver ordinato l’uccisione di manifestanti dell’opposizione nell’inverno del 2012.

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