Non sono un genio militare, e nemmeno un genio matematico. Non sono neanche un genio artistico. E, va detto, non sono il genio della lampada. Tantomeno della lampadina. Eppure. Eppure sono un genio. Ok, non lascerò il mio cervello alla scienza, forse nemmeno il cervelletto, ma che significa? Il mio cervello lo lascerò al mercato ortofrutticolo di Milano perché la materia grigia si abbina molto bene con ogni tipo di colore e perché sono nato a Milano e ci vivo da 47 anni. Essere un genio è drammatico, spossante, devastante. Tutti si aspettano da te sempre qualcosa di straordinario. Dopo la teoria delle stringhe e la speranza di una teoria del tutto che cosa si può inventare di nuovo? Non è facile. Stamattina ho inventato la teoria del chicco di mais. Teoria del chicco di mais: prendete un chicco di mais da una pannocchia congelata, e poi pensate ad altro, (per altro intendo tutto tranne che un chicco di mais congelato) dopo circa venti minuti di – allopensieri – vi accorgerete che il chicco di mais congelato subirà una sorta di mutazione radicale, tale mutazione la chiameremo ” decongelamento noetico con riverbero piscoallotropico “.

In che cosa consiste questo riverbero? Tutto il pensabile avrà una connotazione di natura cereale, in pratica si assiste alla “cerealizzazione ” dell’universo conoscibile, con scarti di senso imprevisti, ovviamente. Per ogni scarto di senso si può vincere un orsacchiotto di peluche. Così avremo dimostrato che se separi un chicco di mais da una pannocchia congelata si verifica invariabilmente il fenomeno dello scarto di senso controequivalente che in un certo senso è il nostro punto di partenza ma anche il punto terminale. Come non volevasi dimostrare.
Avete visto che sono un genio? Ammettetelo! Che vi costa?

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