Quella che ha coinvolto l’aereo di Egyptair di cui si erano perse le tracce il 19 maggio e i cui resti – riferiscono i media francesi – sono stati trovati al largo al largo dell’isola greca di Karpathos è la seconda tragedia in poco più di un anno. C’è infatti un precedente recentissimo, quello del volo russo precipitato nella Penisola del Sinai il 31 ottobre 2015, che ha causato la morte dei 224 passeggeri. Inoltre, un altro aereo – ancora del vettore Egyptair – è stato dirottato il 29 marzo all’aeroporto di Larnaca a Cipro da un cittadino egiziano.

Su entrambi, l’ombra del terrorismo internazionale. Sul caso dell’Airbus russo della compagnia aerea Kogalymavia diretto a San Pietroburgo da Sharm el Sheik, si sono susseguite svariate ipotesi. Mosca parlò subito di attacco terroristico. Dal Cairo hanno prima cercato di sostenere la tesi del guasto tecnico. Il 24 febbraio sono arrivate le prime ammissioni egiziane ufficiali, col presidente Abdel Fattah al-Sisi che ha dichiarato che l’Airbus è stato abbattuto da terroristi intenzionati a destabilizzare il Paese e l’Isis che ha rivendicato l’attentato, pubblicando sul giornale online di propaganda del sedicente Stato Islamico la foto della bomba che ha ucciso i 224 i passeggeri del volo: era contenuta in una lattina di Schweppes Gold.

Il 29 marzo hanno vissuto momenti di panico i passeggeri del volo EgyptAir partito da Alessandria e diretto al Cairo, dirottato verso l’aeroporto internazionale di Larnaca a Cipro da un uomo che sosteneva di indossare una cintura esplosiva. Nel giro di poche ore, dopo l’atterraggio a Cipro, si è scoperto che il dirottatore era in realtà un uomo che voleva chiedere asilo politico a Nicosia, dove risiedono l’ex moglie e i figli che non vedeva da anni. Quello che, di primo acchito, era sembrato un atto terroristico, quindi, si è poi rivelato una questione privata. L’uomo, Seif Eldin Mustafa, è attualmente a processo a Nicosia.

 

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