Gli “strani amori” di cui parla Matteo Renzi quando incassa i voti di Denis Verdini sulla riforma del Senato non sono un breve flirt. Il viaggio in Toscana delle telecamere de ilfattoquotidiano.it racconta una passione che brucia da anni e che di strano ha ben poco. Ma è fin troppo imbarazzante. A trasformare i due in una coppia chiacchierata ci pensa l’ambizione di Matteo, che nel 2009 si candida a sindaco di Firenze. “E’ da allora che Verdini lavora attivamente per Renzi, se non prima”. A parlare non è l’invidia di chi ha perso le primarie del Pd, ma l’ex senatore di Forza Italia Paolo Amato, vicino a Verdini dagli esordi in politica. E non ha dubbi: “Tra i due c’è un patto…”. A pagarne le conseguenze già nella corsa a Palazzo Vecchio è il candidato scelto da Verdini per sfidare Renzi, l’ex calciatore Giovanni Galli che al Fatto racconta una strana, questa sì, campagna elettorale e l’amarezza di “scaldare la sedia” tra i banchi dell’opposizione. “Abbiamo l’ordine di non disturbare Renzi”, diranno i consiglieri forzisti. Ma se al cuore non si comanda, ai guai giudiziari si dovrebbe almeno fare caso. Sì, perché prima di votare la fiducia sulle Unioni civili il 25 febbraio scorso ed entrare di fatto in maggioranza, il senatore Verdini ha già cinque rinvii a giudizio. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei? Noi intanto siamo andati a Campi Bisenzio, il paese alle porte di Firenze dove Verdini è cresciuto e dove si è messo in affari guidando il Credito cooperativo fiorentino dagli anni novanta al 2012, quando la ‘banchina’ centenaria dei campigiani fallisce. “Le assemblee della banca? Con i clown e il carretto dei gelati”, ci racconta un ex socio. Ma a Campi ci sono anche gli amici di una vita. Giampiero dice di volergli ancora bene, “anche se ha tradito un po’ tutti, guarda quel che ha fatto con la banca”. Ma al Denis i campigiani un merito lo riconoscono: la rielezione “di un sindaco comunista“. A ricordare quest’altra, stranissima storia di provincia sono ancora una volta amici e alleati. A sentire loro, non serve altro per capire chi è davvero l’alleato più prezioso di Renzi. Nel 2007 scoppia uno scandalo che mette in discussione il regolamento urbanistico di Campi. Arresti, occupazione del Consiglio comunale, cantieri bloccati. La giunta di sinistra non regge: elezioni anticipate. Ma la scelta del candidato di Verdini lascia tutti di stucco. “Voleva perdere”, ragiona chi correva con il centrodestra, che spiega al Fatto come quella decisione riguardasse gli affari della banca. Conflitto d’interessi, lo chiamavano una volta. La Banca d’Italia stimerà in 60 milioni quello di Verdini, “che finanziava anche sua moglie, anche se stesso”, sostiene la magistratura. E allora? “Verdini non è il mostro di Loch Ness”, dice Renzi. L’amore è cieco? A Firenze preferiscono parlare di “debiti”

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