Che la cultura in Italia sia sempre più un patrimonio individuale e non collettivo è ormai un fatto assodato. Altrettanto certo che essa sia un patrimonio di sempre meno persone. Che poi in Italia non si faccia una informazione corretta (contribuendo così al depauperamento della cultura) è altresì assodato. Non sarà un caso che siamo al 73° posto nel mondo secondo Reporter senza Frontiere.

E va bene, anzi va male, ma fa lo stesso (così si dice). Ma non mi era mai capitato fino ad oggi di sentire con le mie orecchie che si parlasse di un argomento (ambientale) senza avere la minima conoscenza dello stesso. Questo direi che si deve evincere da un servizio sulla scoperta del glifosato nelle birre. Servizio andato in onda sul Tg3 nazionale delle ore 12 del 26 febbraio scorso.
Penso che buona parte di coloro che seguono questa rubrica sappiano che cos’è il glifosato. Per chi ancora non lo sapesse, esso è un erbicida, il cui studio e la cui commercializzazione (sotto il marchio di “Roundup”) è opera della multinazionale Monsanto.

Che sull’innocuità del glifosato si nutrano dubbi è una realtà di fatto, tant’è che alcuni paesi al mondo ne hanno vietato l’utilizzo. Tant’è – soprattutto – che, nel marzo 2015, l’organismo internazionale Iarc (International Agency for Research on Cancer) ha classificato la sostanza come “probabile cancerogena per l’uomo”. Per chi voglia saperne di più, è istruttivo il film “Le monde selon Monsanto”, che vi invito caldamente a guardare.

Ciò premesso, torniamo al servizio della nostra televisione di Stato. Premesso che l’erbicida è stato rinvenuto in diverse marche di birra tedesche in quantità “industriali”, il servizio riportava l’opinione degli imprenditori tedeschi che dicevano sostanzialmente che non vi è alcun pericolo per l’uomo. Nessun riferimento invece alla Iarc.

Ma quello che è più stupefacente non è questo, è che il giornalista ha definito più volte l’erbicida “glisofato” (scandendo bene le sillabe) e non “glifosato”. Ora viene da domandarsi come sia possibile parlare di qualcosa, qualsiasi cosa, senza avere approfondito l’argomento, per dirla in parole povere “senza sapere di cosa si stia parlando”. Per un fatto di tale gravità, nel Medioevo ci sarebbe stata la gogna come punizione, qui limitiamoci a quella mediatica.

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