di Liza Boschin

0,04%, questo è il contributo della Bolivia alle emissioni di gas che stanno provocando il cambio climatico. Eppure in 5.000 kilometri di viaggio e 5.000 metri di dislivello, non abbiamo incontrato ecosistema in questo paese che non stia subendo le conseguenze del riscaldamento globale. La Bolivia, grande quanto Germania, Francia e Regno Unito insieme, è uno dei Paesi con il maggior numero di biodiversità al mondo. Gli altipiani andini a oltre 4000 metri, i deserti di sale lasciati da antichi oceani rimasti intrappolati fra le montagne, i boschi secchi e quelli umidi, la foresta amazzonica: tutti ambienti estremi e delicatissimi e tutti abitati da popolazioni che basano la loro economia su questi microclimi.

Il 21 gennaio Evo Morales, il primo Presidente indigeno del Paese, ha festeggiato dieci anni di governo. La filosofia tradizionale andina ha un ruolo chiave nella sua politica, basata sul rispetto dell’ambiente e sulla necessità di ristabilire un ordine di priorità fra sistemi attuali di produzione e consumo e tutela dell’ambiente.

“Saliresti su un aereo che ha il 50% di probabilità di cadere? Allo stesso modo l’umanità ha il 50% di possibilità di sopravvivere se non cambiano i nostri ritmi produttivi. Solo che né abbiamo la possibilità di scendere da questo aereo né stiamo facendo qualcosa per rallentare il riscaldamento globale” ci ha detto Morales in un’intervista.
Il giorno dei festeggiamenti in piazza Murillo a La Paz, dove si affacciano il Parlamento e il Palazzo del Governo, i rappresentanti delle popolazioni indigene hanno bruciato le offerte tradizionali alla Pachamama, la divinità tradizionale Inca che rappresenta la Madre Terra.

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Presadiretta: Bolivia produce soltanto lo 0,04% delle emissioni di gas mondiali ma il suo ecosistema è a rischio

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