Due miliardi di debiti, 806 milioni di rosso e ricavi in calo del 10%. E’ la situazione di Saipem dopo il fallimentare aumento di capitale da 3,5 miliardi che è stato un bagno di sangue per gli azionisti, compresa la Cassa depositi e presiti che ci ha investito alla fine dell’anno scorso e si ritrova in portafoglio un titolo che vale oltre l’80% in meno. A festeggiare è stata solo Eni, che ha potuto “deconsolidare”, cioè non deve più iscrivere nel proprio bilancio, il maxi debito della controllata guidata da Stefano Cao, peraltro fortemente ridotto rispetto ai 5,4 miliardi del 31 dicembre scorso proprio grazie alla ricapitalizzazione.

Il bilancio 2015 si è chiuso con una perdita quasi triplicata rispetto ai 230 milioni del 2014 e un margine operativo lordo in calo del 58,1%, a 508 milioni. E’ la conseguenza, scrive il gruppo in una nota, di svalutazioni complessive per 916 milioni di euro, e di uno “scenario fortemente deteriorato” a causa del calo dei prezzi del petrolio. I ricavi si attestano a 11,507 miliardi, giù del 10,6%.

Gli obiettivi per il 2016 sono stati confermati: il gruppo punta a ricavi superiori a 11 miliardi di euro e un utile netto di circa 300 milioni. L’anno scorso l’azienda ha annunciato che nei prossimi tre anni lascerà a casa 8.800 persone e il piano strategico al 2019 approvato dal consiglio di amministrazione prevede un taglio dei costi di 1,5 miliardi per il periodo 2015-2017.

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