“Voglio essere arrestata come tutti gli altri cittadini” ha affermato Rita Bernardini dopo che l’8 febbraio è stata archiviata l’inchiesta della Procura di Roma che la vedeva indagata per produzione di sostanze stupefacenti. Durante il mese di maggio le erano state sequestrare 56 piantine di marijuana a causa di alcune foto pubblicate sui social network in cui mostrava le piantine in una sorta di diario della loro crescita.

Il pubblico ministero, pochi giorni dopo l’accaduto, ha chiesto al giudice delle indagini preliminari l’archiviazione del procedimento, motivandolo così: “Ai fini della rilevanza penale occorre ravvisare in concreto l’inoffensività della condotta. Nel caso di specie occorre considerare che gli arbusti rinvenuti nell’abitazione dell’indagata, seppure in numero di 56, sono di piccole dimensioni (40 di circa 30 centimetri di altezza e 16 di circa 12 centimetri), piantati in modeste quantità di terriccio contenuto in buste di stoffa e custoditi in un terrazzo con esposizione a condizioni climatiche sfavorevoli”. Il pm ha poi aggiunto che “in assenza di accorgimenti mirati e di specifiche modalità di coltivazione le piantine non avrebbero potuto mantenersi e crescere fino a produrre quantità di principio attivo tale da superare la soglia dell’offensivista. Tanto che dalle numerose piante sequestrate è stato rilevato un esiguo quantitativo di principio attivo, pari a soli 0,468 grammi”.
Il gip Stefano Meschini ha quindi accolto la tesi del pm, archiviando il caso.

Rita Bernardini ha commentato così la notizia: “L’archiviazione della Procura di Roma è uno schiaffo in faccia a tutti coloro che quotidianamente vengono fermati o arrestati per la coltivazione di marijuana a uso personale. Forse perché sono stata segretario dei Radicali, forse perché sono un’ex deputata, hanno preferito nascondere la polvere sotto il tappeto”. La Bernardini ha continuato ricordando che “per altre coltivazioni, fatte sempre sul mio terrazzo, ma in misura molto ridotta rispetto alle 56 piantine che mi erano state trovate, sono processata a Siena. Che assurdità, a Roma archiviano e a Siena processano”. Ricordando che il 9 aprile la Corte costituzionale si pronuncerà “per decidere se la coltivazione sia sempre ascrivibile al penale e non alle sanzioni amministrative” ha commentato: “In Italia la legislazione in materia è scandalosa perché il consumo non è sottoposto a sanzione penale a patto che tu ti rifornisca al mercato dei criminali”.

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