Merci dirottate in Romania, per evitare il blocco dei tir da parte degli operai. Sale alle stelle la tensione alla Saeco di Gaggio Montano, nel bolognese, dove da oltre un mese e mezzo i lavoratori stanno protestando contro il licenziamento di 243 persone, dando vita a un sit-in permanente e fermando tutti i camion in uscita e in entrata. Proprio per evitare questo stop, la Philips, proprietaria del marchio, ha chiesto ai suoi fornitori di indirizzare alcuni componenti nell’est Europa, alla fabbrica di Orastie. Lo ha confermato la stessa azienda in una nota, datata martedì 12 gennaio, provocando lo sciopero immediato dei dipendenti in turno: appresa la notizia hanno subito abbandonato lo stabilimento.

“Il blocco delle attività produttive e logistiche dello stabilimento di Gaggio Montano in corso da 48 giorni – si legge nel comunicato – ha purtroppo costretto l’azienda ad attivare le procedure per chiedere ai propri fornitori di indirizzare temporaneamente i componenti necessari alla produzione delle macchine automatiche della serie Intelia alla fabbrica rumena di Orastie”. Viene poi precisato che l’iniziativa “non rappresenta lo spostamento di una linea produttiva”, e ha come “unico obiettivo quello di rispettare i tempi di consegna degli ordini in portafoglio, proteggendo, nell’interesse in primo luogo dello stabilimento italiano e le quote di mercato commerciali della serie Intelia”.

Allo stesso tempo però Philips avverte i sindacati e gli operai in presidio, e lancia l’aut aut. “Il ripristino in tempi brevi dell’agibilità operativa dello stabilimento di Gaggio Montano è la condizione necessaria perché questo provvedimento non diventi definitivo. La piattaforma di produzione della linea Intelia era stata portata dalla Romania in Italia nel corso del 2015, a testimonianza dell’importanza che lo stabilimento di Gaggio riveste nei piani di sviluppo strategico dell’azienda. Il blocco illegale in atto sta compromettendo questa iniziativa e, se dovesse perdurare, metterebbe seriamente a rischio sia il piano di rilancio messo a punto dall’azienda, sia la sopravvivenza stessa della fabbrica”.

Insomma, il clima sull’appennino bolognese, dove quasi un operaio su due rischia il posto di lavoro, sembra peggiorare. E questo a pochi giorni dall’incontro previsto al ministero dello Sviluppo economico il 19 gennaio. La decisione della multinazionale ha fatto saltare sulla sedia i sindacalisti. “Provocatori” è la parola usata dal segretario regionale della Fiom, Bruno Papignani. Mentre i lavoratori, appena letta la nota, hanno optato per uno sciopero spontaneo. E non è esclusa una replica domani e nei prossimi giorni.

Condanna anche da parte della Regione Emilia Romagna. “Questa scelta gravissima non aiuta certo a creare un clima costruttivo e di dialogo tra le parti – ha dichiarato l’assessore regionale alle Attività produttive Palma Costi – Anzi, rende ancora più difficile la trattativa”. L’assessore domani pomeriggio, mercoledì 13 gennaio, sarà alla Saeco per incontrare lavoratori e sindacati, e fare il punto della situazione. “Per la storia di quello stabilimento, e per la dichiarazione unilaterale degli esuberi la risposta del blocco dei lavoratori era più che prevedibile. Pertanto la Regione chiede all’azienda che rinunci a questa misura e che si adoperi nella ricerca di soluzioni utili al mantenimento della produzione nello stabilimento di Gaggio e dell’intera occupazione”.

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