Via libera allo sgravio Irap, stop alla salvaguardia sulla Naspi. Lo prevedono due emendamenti alla legge di Stabilità, appena approdata alla Camera, che riguardano i lavoratori stagionali. Camerieri, bagnini, cuochi, animatori di villaggi turistici e altri ancora: si tratta di un esercito di circa 300mila persone in Italia. Da un lato, la manovra favorirà con uno sgravio fiscale le imprese che li assumono. Ma dall’altro, è sfumata la possibilità di scongiurare il dimezzamento del sussidio di disoccupazione per questi lavoratori. Questo ha scatenato la reazione dei sindacati che, pur approvando il bonus fiscale, evidenziano una disparità di trattamento tra lavoratori e imprese.

Ma partiamo dall’emendamento sul taglio dell’Irap, approvato dalla commissione Bilancio. Grazie a un questo intervento, le aziende potranno godere di uno sgravio fiscale, in particolare di una deduzione del 70% sull’Irap. Potrà beneficiare di questo sconto l’imprenditore che per due anni consecutivi richiamerà al lavoro lo stesso dipendente stagionale. L’intervento costerà 46 milioni di euro nel 2017 e 25 milioni annui a partire dal 2018. “Abbiamo voluto inserire un elemento di fidelizzazione tra impresa e lavoratore”, spiega Tiziano Arlotti, deputato Pd, primo firmatario dell’emendamento. Va ricordato che finora il pacchetto di incentivi costituito da sconto Irap, esonero contributivo e contratto senza la tutela dell’articolo 18 previsto dal Jobs act ha sortito effetti limitati. Come dimostra una recente ricerca accademica, nel 2015 si sono creati molti più posti precari rispetto ai rapporti stabili, che invece gli incentivi miravano a favorire. E anche l’ultimo bollettino della Bce gira il coltello nella piaga, sottolineando che nella nuova occupazione il 63% dei contratti sono a termine.

Ma se la manovra tende una mano alle imprese, lo stesso non si può dire per la Naspi. Il sussidio di disoccupazione, così come formulato dal Jobs act, ha previsto il dimezzamento della durata dell’assegno per i dipendenti stagionali. Queste persone, infatti, con il vecchio sistema lavoravano per sei mesi e per gli altri sei potevano contare sugli ammortizzatori sociali. Ora, invece, riceveranno un sussidio per soli tre mesi. Rimanendo così per altri tre mesi senza reddito. Per il 2015, il governo ha previsto una salvaguardia temporanea, anche se di fatto, in tutta Italia, si trovano interpretazioni differenti delle indicazioni Inps e non tutti i lavoratori riescono a beneficiare della tutela.

Ora, alcuni deputati hanno cercato di introdurre nella legge di Stabilità un salvagente anche per il 2016, ripristinando le condizioni precedenti al Jobs act. “Volevamo assicurare una fase di transizione per i lavoratori stagionali – spiega Titti Di Salvo, deputata Pd firmataria dell’emendamento – L’obiettivo finale è quello di garantire un percorso più lungo di lavoro, che vada oltre i sei mesi all’anno”. Ma l’emendamento, alla fine, è stato accantonato. “Lo abbiamo ritirato perché sapevamo che non sarebbe stato accolto – spiega la parlamentare – C’era un problema di risorse”. L’intervento sarebbe costato poco meno di 200 milioni alle casse dello Stato. “Ma non consideriamo chiuso l’argomento, si tratta di trovare altre strade”, aggiunge la deputata. E Arlotti rilancia: “Chiederemo al governo un intervento strutturale sulla Naspi”.

Intanto la scomparsa di questo emendamento ha provocato la dura reazione dei sindacati. “Perché ciò che vale per le imprese non può valere per i lavoratori? – si chiede Cristian Sesena, segretario nazionale Filcams Cgil – Salutiamo positivamente lo sgravio sull’Irap per le aziende, ma non è comprensibile come i lavoratori che operano in quelle stesse imprese vengano mortificati con provvedimenti dal sapore punitivo”. Giovanni Cafagna, presidente dell’Associazione nazionale lavoratori stagionali, precisa che l’emendamento sulla Naspi, per come era formulato, avrebbe comunque salvaguardato solo una minima parte degli interessati. E aggiunge: “La sensazione è che il governo ci prenda in giro”.

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