La mattina dopo gli attentati dell’Isis, Parigi è deserta. Nella notte le luci sono state spente e le voci solidali si riversano sui social network, twittando in ogni lingua e da ogni angolo del mondo. C’è chi si rifiuta di usare l’hashtag #PrayForParis, scegliendo un più laico #FranceUnderAttack: “Non bisogna pregare, è la religione che ci ha portati qui”. Le frasi degli utenti rimbalzano tra loro, mettendo in luce il microcosmo di reazioni che l’attentato innesca. C’è chi esprime solidarietà, ricordando che in Palestina o in Siria di terrore e di attacchi si vive ogni giorno. Chi cerca di ricordare che dietro alla maschera della religione vi sono volti di uomini, che hanno però “perso ogni umanità”. C’è chi era al Bataclan, o allo stadio di Parigi ieri e non dimentica l’orrore. E c’è sceglie di rimanere in silenzio, lasciando che la sua reazione venga esplicitata dalle luci illuminate con i colori della bandiera francese in ogni angolo del globo. Intanto, la Tour Effeil smette di illuminare il VII arrondissement.

Orrore per il sangue versato, orgoglio per quello da versare. Una delle manifestazioni più forti della reazione di francesi è stata la mobilitazione per donare il sangue nei 19 centri di raccolta di Parigi. Migliaia di persone spontaneamente si sono messe in fila nei centri e in poche ore si è arrivati al record nazionale di raccolta. Tanto che alcuni centri sono arrivati a saturazione e le autorità sanitarie hanno invitato i volontari di ripresentarsi nei prossimi giorni e rimandare il prelievo.

I tweet della mattina di sabato 14 novembre:

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