Sembrava una carriera in discesa. Giovane deputato, in grande spolvero ai tempi della segreteria Bersani, poi leader della minoranza dem, Giovani turchi il nome in codice della corrente, e oppositore fierissimo del leader in ascesa Matteo Renzi. Fino al definitivo sbarco dello stesso alla segreteria del Nazareno e poi a Palazzo Chigi. Allora la guerra di Matteo Orfini si è trasformata in felice apprezzamento, con il fraterno abbraccio al nuovo capo e un altro repentino scatto con la nomina a presidente del Pd.

Una carriera che con le sapienti svolte pareva proprio destinata a non conoscere ostacoli. Da assistente-portavoce di Massimo D’Alema a deputato, tutto nel giro di pochissimi anni. Bravo e scaltro lo è certamente. E grazie a cotanto maestro, per Orfini non poteva essere altrimenti:  iscritto direttamente alla direzione del partito (nel senso del velocissimo accesso ai piani alti della dirigenza)- almeno questo gli avversari interni dicono di lui parafrasando il mitico Giancarlo Pajetta– non poteva che scalare in fretta la piramide dirigenziale.

Poi, maledizione, è arrivata la nomina a commissario del Pd romano. Per ripulirlo dopo la scandalo di Mafia Capitale. Un incarico piovutogli addosso per volere esplicito dello stesso Renzi. Sembrava un riconoscimento ulteriore, si è rivelato una grande trappola.

E già, perchè messo alla prova per la prima volta seriamente, il giovane presidente del Partito democratico pare non azzeccarne una. Drammatizzando ancor di più, invece di disinnescare, quella bomba romana che il premier avrebbe tanto voluto vedere archiviata già molti mesi fa.

Da qui lo scontento di Renzi dopo il rientro dalla missione-gita in Sudamerica. Delusissimo per le promesse mancate del commissario Orfini. Che prima avrebbe dovuto cacciare Marino, poi è passato a sostenerlo a spada tratta, e adesso che lo vorrebbe dimissionato o sfiduciato senza tentennamenti dai consiglieri comunali capitolini, ecco che  l’obiettivo gli sfugge in continuazione fino a trasformare il dramma del municipio romano in una farsa politica mondiale.

Andrà a finire non si sa come in Campidoglio. La tirerà per le lunghe, ma certamente dovrà mollare il confusionario sindaco Marino. Vittima del caos romano, ma non la sola. Prima che la stella del chirurgo tramonti definitivamente, all’ombra del Cupolone un altro astro politico rischia di offuscarsi pericolosamente. Quello del giovane Matteo Orfini, mandato all0 sbaraglio dal presidente del Consiglio nell’arena puzzolente di Mafia capitale. Con il gusto sadico di metterlo alla prova, certo, e vederlo magari affondare nei gorghi correntizi dei ras capitolini. Una vittima in più del degrado messo in moto da Mafia capitale, ma anche un avversario interno in meno in vista delle future lotte per la gestione del Pd.

@primodinicola

 

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