La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a tredici mesi di reclusione per Dolores Valandro, l’ex consigliere di quartiere di Padova espulsa dalla Lega Nord per aver incitato su Facebook a stuprare, nel giugno 2013, l’allora ministro dell’Integrazione del governo di Enrico Letta, Cecile Kyenge.

Già condannata dal Tribunale di Padova ad un anno e un mese di reclusione (pena poi sospesa) e all’interdizione dai pubblici uffici per tre anni per “istigazione a commettere atti di violenza sessuale per motivi razziali”, Valandro aveva postato sul proprio profilo una fotografia della Kyenge accompagnata dalla frase “mai nessuno che se la stupri”.

Oltre a confermare la condanna, emessa dalla Corte di Appello di Venezia il 17 aprile 2014, i giudici della Suprema Corte hanno applicato all’imputata anche una condanna salata rispetto agli standard abituali: risarcire le spese delle parti civili liquidando gli onorari del legale dell’ex ministro e del legale del Comune di Padova, costituitosi anch’esso parte civile in giudizio, in settemila euro, oltre al rimborso delle spese processuali.

Il tentativo della Valandro di sostenere che l’istigazione allo stupro della Kyenge “rappresenta espressione della libertà di pensiero garantita dall’art.21 della Costituzione e dall’art. 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo“, è stato così respinto dalla Cassazione. Gli ermellinì, infatti, nella sentenza 42727 della Prima sezione penale, hanno obiettato che quella frase “per il suo stesso tenore non può oggettivamente rappresentare espressione di manifestazione del pensiero, garantita dall’art. 21 della Costituzione”.

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