Un centinaio di attivisti ha dato vita a un sit in rumoroso ma pacifico, davanti alla sede del collettivo Atlantide di Bologna, centro sociale storico che riunisce gruppi lgbt, punk e femministe, per protestare contro lo sgombero ordinato dal Comune. La convenzione è scaduta e le trattative, dopo mesi, si sono arenate: il sindaco, Virginio Merola (Pd), ha scelto il pugno duro, parlando anche di “pressioni di lobby gay“. “E’ una definizione che generalmente appartiene alla destra e che segnala il fatto che purtroppo Merola non ha capito nulla della nostra storia e di quello che siamo” commenta Beatrice, una delle rappresentanti del collettivo lgbt. “Di sicuro non ci aspettavamo questa mossa: abbiamo avuto la notizia di un nuovo avviso di sgombero mentre eravamo in riunione con l’assessore Ronchi, con cui avevamo intrapreso un percorso di confronto istituzionale fin dall’anno scorso”. Alla manifestazione ha aderito anche Arcigay: “Siamo amareggiati per le parole del sindaco: mettono tristezza”. A Bologna quello di Atlantide si è trasformato in un vero e proprio caso politico. Il sindaco, per adesso, non sembra voler tornare sui suoi passi. Ma la sua linea, oltre ad aver creato una frattura con i movimenti lgbt, ha diviso la maggioranza e la giunta: non è piaciuta né a Sel, né all’assessore alla Cultura, Alberto Ronchi, che ora minaccia dimissioni  di Giulia Zaccariello

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