I primi due ministri curdi della Storia lasciano il governo perché “nel Paese c’è aria di guerra“. Venticinque giorni dopo la formazione dell’esecutivo ad interim di Ahmet Davutoglu, incaricato di condurre il Paese al voto anticipato del 1° novembre, i due ministri del partito filo-curdo Hdp rassegnano le dimissioni. Una decisione a sorpresa giunta al termine di un Consiglio dei ministri che raccontano tesissimo.

“Abbiamo ricevuto un trattamento inaccettabile come ministri. Abbiamo provato a portare avanti i nostri compiti, ma le circostanze ci hanno impedito di svolgerli in pieno”, è l’accusa congiunta dei due ormai ex ministri Ali Haydar Konca (Affari Europei) e Muslum Dogan (Sviluppo): “Un’atmosfera di guerra sta travolgendo il Paese e non riusciamo a fermarla. Erdogan e l’Akp l’hanno provocata per i risultati elettorali del 7 giugno“, in cui hanno perso la maggioranza assoluta.

Un esperimento, quello dei curdi al governo, che sarebbe dovuto durare appena due mesi, ma è fallito ancor prima. Entrato per l’obbligo costituzionale di includere nell’esecutivo ad interim tutte le forze presenti in parlamento, l’Hdp non è riuscito a pesare come sperava nel fermare il bagno di sangue nel sud-est del Paese, dove oltre 120 militari e poliziotti e centinaia di guerriglieri curdi hanno perso la vita dalla rottura a luglio della tregua con il Pkk.

Una situazione definita “infernale” in cui i due ministri avevano cercato di intervenire recandosi di persona a Cizre, la città del sud-est per oltre una settimana sotto coprifuoco in cui l’Hdp aveva denunciato l’uccisione di civili. Ma il loro status non è bastato a convincere le autorità a lasciarli entrare. Nel frattempo, raccontano ora, dalle roccaforti a maggioranza curda piovevano critiche per la partecipazione a un governo ritenuto responsabile di un “massacro“.

Stretti tra due fuochi, i ministri dell’Hdp lasciano a 40 giorni da elezioni sempre più tese e con un Paese di fatto in guerra. Ancora martedì 24 soldati sono rimasti feriti in due diverse esplosioni provocate dal Pkk nelle province orientali, mentre si fanno sempre più forti le preoccupazioni per le condizioni in cui i turchi si troveranno a votare: l’ufficio elettorale ha già stabilito che 3 distretti e 23 villaggi del sud-est non potranno ospitare le urne per motivi di sicurezza, costringendo almeno 50 mila elettori a votare altrove.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Brasile, lo sterminio silenzioso di un popolo. L’appello sul web

prev
Articolo Successivo

Papa Francesco in Usa, accolto da famiglia Obama: stretta di mano con Barack

next