Ricollocamento immediato di 40 mila richiedenti asilo. Creazione di hotspot per il riconoscimento e centri per l’accoglienza co-finanziati dall’Ue. Possibilità di sospendere la libera circolazione “in caso di minaccia grave per l’ordine pubblico”. Sono i principali punti contenuti nella bozza di documento che la presidenza di turno lussemburghese dell’Unione Europea ha preparato per il consiglio dei ministri dell’Interno di lunedì.

Il 14 settembre il Consiglio adotterà il ricollocamento per 40mila richiedenti protezione internazionale da Italia (24mila) e Grecia (16mila). “Le misure entreranno in vigore il 16 settembre” e daranno il via alla distribuzione immediata di profughi arrivati nei due Paesi dal 15 agosto. Gli Stati membri devono iniziare subito a ricollocare”. Nel documento si ricorda agli Stati “che si attende che arrivino offerte fino a 40mila”. Nel luglio scorso, a causa delle resistenze di alcuni Paesi, gli impegni si erano fermati a quota 32.256.

“Gli hotspot devono essere operativi subito dopo l’entrata in vigore della decisione del Consiglio Ue sui ricollocamenti – si legge nella bozza – priorità va alle infrastrutture per le identificazioni, registrazioni, e raccolta impronte”. Per i richiedenti asilo devono essere avviate “subito le procedure”, mentre le registrazioni dei migranti devono essere collegate a “efficaci politiche di rimpatri“. Al centro del programma di rimpatri deve esserci Frontex e a questo riguardo il Consiglio sostiene la creazione “immediata dell’Ufficio europeo di Frontex per i rimpatri”.

Una volta identificati, i migranti in possesso dei requisiti devono essere accolti. Il piano prevede che “per alleviare il peso degli Stati membri in prima linea, ove necessario e attraverso la costituzione di programmi, la Commissione Ue sarà invitata ad esaminare la possibilità di creare centri per l’accoglienza con l’Ufficio europeo per l’asilo (Easo) e co-finanziati dal budget europeo”.

Il documento ipotizza anche la sospensione del trattato di Schengen, che garantisce la libera circolazione tra gli Stati. “Se le evoluzioni” dei flussi di migranti “presenteranno serie problematiche che costituiscono una minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna nell’area Schengen”, si legge nel testo, dovranno essere tentate una larga serie di strade per migliorare la situazione, e solo come “ultima risorsa e per proteggere gli interessi comuni nell’area Schengen, il Consiglio potrà allora raccomandare che uno o più Stati reintroducano i controlli ai confini interni”.

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