Sparatoria su treno tra Amsterdam e Parigi

All’indomani degli attentati di Parigi, dalla prima fila della folla oceanica una consapevolezza pareva farsi strada: l’arma contro il terrore è la conoscenza, la cultura. Il governo francese, per una volta fiero dell’eredità dei Lumi, sembrava determinato e capace di convincere l’Europa: più educazione civica, più formazione, più scuola, più laicità.

Ad oggi, nessun riscontro. In compenso, come conseguenza del recente attentato sventato sul treno alta velocità tra Francia e Olanda, l’Unione europea sembra avviata a un accordo su un ulteriore rafforzamento dei controlli di sicurezza. Dopo l’11 settembre 2001 toccò agli aerei. Oggi tocca ai treni, sui quali farci controllare come sugli aerei.

Promisero cultura, offrono controlli di sicurezza. Teoricamente, le due strategie non sarebbero incompatibili. Nella pratica, la storia della “guerra al terrore” è che i controlli aumentano, le risorse per l’educazione e la conoscenza diminuiscono.

Già, perché le risorse sono, per definizione, scarse. Ma decisioni come quelle sui controlli sui treni sono prese senza nemmeno realizzare un’analisi costi-benefici, indispensabile per valutare impieghi alternativi, ad esempio nell’intelligence per la prevenzione antiterroristica.

Ma i leader politici europei hanno disperato bisogno di poter dire di aver fatto qualcosa e di averlo fatto subito. Dunque fanno la cosa più facile, senza badare se sia la più utile.

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