Estate: tempo (anche) di mare. Mare, sole, spiagge. Già, spiagge. Ci sono fenomeni innescati dalla mano dell’uomo che impiegano parecchio tempo a manifestarsi. Con le spiagge, i risultati dell’attività antropica sono purtroppo già evidenti oggi, anzi lo erano già all’inizio del secolo scorso, visto che data al 4 luglio 1907 la “Legge per la difesa degli abitati dall’erosione marina”. Ma se il fenomeno un tempo era sporadico, oggi è generalizzato. Secondo “Lo stato di salute dei litorali italiani” dell’Università di Firenze, su 7465 km di costa, il 50% sono spiagge, di cui 1661 km sono soggette ad erosione (il 42%).

In parte si può individuare la causa nell’innalzamento del livello del mare (l’80% delle spiagge mondiali è in erosione), ma vi sono anche altre cause molto locali.

La principale è data dal mancato apporto di sedimenti da parte dei corsi d’acqua, a causa sia delle derivazioni a vario scopo (irrigazione, produzione di energia elettrica), sia delle escavazioni in alveo, sia delle cementificazioni, sempre degli alvei. Ma anche dalle opere di snaturamento del mare, fra le quali spiccano i porti turistici, spesso autorizzati senza una seria valutazione dell’impatto che essi avranno sulla costa.

Le spiagge arretrano e la cura adottata dagli amministratori non consiste nella eliminazione delle cause possibili (sui mutamenti climatici mi sa che la battaglia sia persa e comunque è globale, ma si potrebbe operare almeno sui corsi d’acqua), bensì in palliativi, quali sono ad esempio i riporti annuali di terra o ghiaia (rinascimenti), fatti apposta per cercare di salvare la stagione turistica, od in interventi che sono peggio del male, tipo i pennelli che aggravano l’erosione nei tratti di mare non protetti. In compenso continua la cementificazione del mare: nella sola Calabria, la Regione ha previsto di autorizzare una ventina di nuovi approdi. “Ecco com’è che va il mondo”.

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