“Apartheid sanitaria”. Così Jan Casella, consigliere provinciale di Arci, liquida l’ordinanza choc del sindaco di Alassio, Enzo Canepa (Forza Italia), che obbliga i profughi a presentare un certificato medico di negatività alle malattie contagiose per poter soggiornare sul territorio comunale. Pochi giorni fa dieci diverse associazioni – tra cui Cgil, Arci, Medici Senza Frontiere e la Comunità di San Benedetto al Porto – hanno presentato all’Unaar un esposto contro Canepa per politiche discriminatorie.

Ma, nonostante le polemiche, il primo cittadino ligure difende la sua scelta. “Avendo avuto casi di scabbia a 50 chilometri da qui, ci siamo spaventati” spiega.  Eppure i carabinieri di turno sono più occupati a recuperare biciclette rubate che a dare la caccia ai migranti. Il motivo è semplice: di profughi, ad Alassio, neanche l’ombra. Merito dell’ordinanza, secondo Canepa. “Dopo questo provvedimento, il numero è calato in modo esponenziale – racconta al telefono al Fattoquotidiano.it – Come ci vedono, scappano, per paura che qualcuno gli chieda il certificato medico”. Mentre parti della società civile chiedono alla giunta di tornare sui propri passi, la città si divide sul provvedimento anti-migranti. Canepa, però, è sicuro. “La gente non ne può più. Oggi è l’italiano ad essere discriminato. Siamo di fronte a un razzismo all’incontrario. Lo pensano anche nel centrosinistra, solo che hanno difficoltà ad esporsi”

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