E ora il voto. Le forche caudine del Parlamento ellenico, se da un lato hanno sbloccato la liquidità di emergenza per consentire alle banche di riaprire dopo quasi venti giorni di apnea (sono dati in arrivo all’aeroporto di Atene due C-130 pieni di denaro) dall’altro potrebbero provocare un altro terremoto, questa volta politico. Il ministro dell’Interno Nikos Voutsis parla apertamente di elezioni anticipate da tenere in autunno (tra ottobre e novembre) corroborando la tesi di chi ha già compreso come un esecutivo così compromesso dal voto in Parlamento non abbia vita lunga. Tutt’altro. Ai 40 dissidenti syrizei vanno sommati quelli che stanno valutando strategicamente il da farsi: se restare nel partito nonostante un premier debolissimo all’estero dinanzi ai creditori e altrettanto in casa. O se annusare cosa farà la Piattaforma di Sinistra e soprattutto l’ex ministro Yanis Varoufakis, poco propenso a passare questo 2015 in conferenze dall’altro lato del pianeta e pare pensieroso sulla possibilità di uscire allo scoperto in prima persona.

In verità nelle ore che avevano preceduto il voto dilaniante della notte, la maggioranza pensava che con un semplice rimpasto si sarebbe potuto mettere una toppa alle defezioni di Varoufakis e di chi lo ha seguito, come la sottosegretaria alle Finanze Valavani e la presidente della Camera Kostantopoulou: entrambe con un rapporto personale di lungo corso con Tsipras, entrambe al capolinea di un’esperienza che durava dal 2004. Ma di contro ora su alcuni quotidiani greci ecco campeggiare il titolo choc: elezioni anticipate già a settembre, con addirittura una data cerchiata di rosso, il 13.

Ecco che qualora Tsipras in persona si rendesse conto che la scadenza di novembre sarebbe improponibile per un governo destinato a cercare volta per volta, al centro o tra i socialisti, i voti per mandare avanti il Parlamento, allora punterebbe senza indugi su urne già a settembre. Ma con l’immediato riverbero di dimissioni immediate, Parlamento sciolto e un agosto da destinare ad una infuocata (in tutti i sensi) campagna elettorale. Con difficoltà legate anche alle dinamiche relative al debito, dal momento che nei prossimi giorni i parlamenti dell’Unione dovranno esprimersi sul piano (Parigi ha già dato il suo nulla osta). Se invece da Berlino dovesse arrivare uno stop deciso, sarebbe novembre il limite temporale, comunque azzardato, per andare ad elezioni. Non va dimenticato infatti che in questo 2015 i cittadini greci sono già stati chiamati due volte ad esprimersi: a gennaio per le politiche, impreviste, provocate dal rischio giocato dall’ex premier Samaras (per la complicata partita legata al rinnovo anticipato del capo dello Stato) e pochi giorni fa per il controverso referendum costato 20 milioni, che secondo alcuni deputati dissidenti è stato il patibolo dove si è consumato tutto il dramma di Tsipras: umano e politico.

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