Sono i privati la nuova frontiera del car sharing. Le statistiche dicono che per il 90% del tempo le auto private restano inutilizzate. Un capitale non solo immobile, ma che pure si svaluta. Ma ultimamente i privati possono guadagnare un po’ di denaro affidando la loro macchina a chi ne ha bisogno, e dall’altra parte gli utenti di questo nuovo “private car sharing” possono affittare auto a prezzi ragionevoli, per esempio utilizzando quelle che rimangono ferme tutto il giorno nei parcheggi di interscambio delle stazioni ferroviarie o metropolitane.

Le case automobilistiche stanno fiutando il business che può portare non essere più solo costruttori di auto, ma fornitori di mobilità, persino estendendo il servizio a vetture di altri marchi. In Germania la Opel ha lanciato il servizio CarUnity, nella regione metropolitana Reno-Meno, mentre Ford sperimenta fra Londra e gli Stati Uniti con easyCar Club (gruppo EasyJet) e con Getaround il proprio sistema di condivisione tra privati. È una via di mezzo fra car sharing e car pooling, tanto che, almeno in Germania, Opel ha già fatto sapere di voler cooperare con flinc, la rete che offre passaggi come fa BlaBlaCar.

Tina Müller, responsabile del marketing della Opel (a sinistra nella foto in alto), si è sbilanciata: “Primi fra i costruttori, offriamo un car sharing per tutti”. In fase di avvio, nell’area tra Francoforte e Magonza (6 milioni di abitanti), le vetture sono soprattutto della Opel, dei suoi dipendenti e dei concessionari, pare addirittura con alcuni modelli storici. L’app CarUnity è scaricabile gratuitamente e permette a chi intende mette a disposizione l’auto (non necessariamente Opel) anche di limitarne l’utilizzo, ad esempio ai soli amici di Facebook. Il proprietario dell’auto pensa all’assicurazione (con l’aiuto della Opel, che offre pacchetti appositi) mentre l’affittuario paga il carburante.

Ford, dal canto suo, ha deciso di aderire a un progetto pilota a Londra che coinvolge 12.000 clienti. Attraverso il sito easyCar Club, i proprietari di automobili di qualunque marca possono darle in affitto giornalmente per qualche decina di sterline, oppure settimanalmente. Grazie all’app per smartphone, chi cerca un’auto le trova sulla mappe e le prenota. Se domanda e offerta si incontrano, il gioco è fatto.

Il car sharing tra privati è già un business per alcuni operatori. Tra questi c’è la start-up francese Drivy. Nata nel 2010, ha completato una serie di acquisizioni, inglobando i connazionali di Livop e di Buzzcar e pure i tedeschi di Autonetzer. Il mese scorso la disponibilità di vetture private ammontava a 38.000 con una community di 600.000 membri tra Francia e Germania (11.000 auto). Il 70% del canone d’affitto finisce al proprietario, mentre la commissione del 30% serve per pagare l’assicurazione che copre il periodo di locazione. Anche Tamyca offre un servizio analogo promettendo tariffe a partire da 4,9 euro fino a 4 ore e da 8,24 euro per un giorno, vale a dire, si legge, “fino al 60% più convenienti rispetto ai noleggio tradizionali”. Le tariffe reali esposte sul sito, però, sono più elevate.

Negli Stati Uniti, flightcar.com aveva promosso un servizio ancora più “spinto” e mirato. In pratica, chi va in vacanza può segnalare il periodo di assenza alla società si riserva la possibilità di noleggiare il veicolo all’aeroporto ricambiando con una riduzione sulla tariffa per il parcheggio fino al 50% ed arrivare, nel migliore dei casi, anche a corrispondere una diaria giornaliera.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Emissioni CO2, costruttori auto europei chiedono il rinvio dei limiti 2025 al 2030

next
Articolo Successivo

Renault R240, il motore elettrico della Zoe ora si fa in casa. E l’autonomia cresce

next