caraibi
Foto di Flavio Bacchetta

Riprendo a scrivere sulla Giamaica; è la nazione-chiave dei Caraibi, nel campo degli investimenti internazionali, almeno fino a quando lo Stato cubano continuerà a fare la parte del leone, riguardo percentuali sul business. Quaggiù invece è il settore privato, interno ed estero, a indossare zanne e artigli del Re della Foresta. I finanziamenti che hanno sostenuto la terza isola caraibica dagli anni dell’indipendenza fino ad oggi, sono tutt’altro che a fondo perduto. Fmi e Banca Mondiale supportano i top-gun Usa dell’estrazione, che possiedono miniere di bauxite ovunque; la preziosa materia prima, di cui il suolo giamaicano è fornitore mondiale, consente la produzione dell’alluminio nei Paesi anglosassoni.

Il gigante globale del turismo all-inclusive parla lingua spagnola. E la Repubblica Popolare cinese ha costruito e gestisce, incassando lauti pedaggi, l’autostrada che collega la Costa Nord con la capitale Kingston.

Eppure, la parola d’ordine che circola sulle prime dei giornali locali, è austerity. Austerity works‘, la stessa che ha depauperato in questi ultimi anni il welfare sociale dell’Europa meridionale; i famigerati Pigs (Porci, in inglese). Portogallo, Italia, Grecia, Spagna. E a pronunciarla, è stato proprio il Segretario di Stato spagnolo.

Porci con le ali

Pezzo imponente della cooperazione internazionale, Jesùs Gracia Aldaz, è volato nell’isola in missione, non per conto di Dio, come si potrebbe supporre dal suo nome di battesimo, ma per chi i conti li controlla: il Fondo Monetario. E devono essere bene in ordine pena lo stop ai prestiti. Nella funzione di consulente Fmi, lo spagnolo auspica per la Giamaica un bagno di disciplina finanziaria, corredata di tagli e flessibilità sul mercato del lavoro, ricordando la cura da cavallo applicata al suo Paese, che a suo dire lo ha guarito.

Ciò che il nuovo Messia tace, tale strategia scatenò a suo tempo aspre critiche interne; la Spagna ancora “vanta” uno dei più alti tassi di disoccupazione europea.

Così come nel Bel Paese, il Rigor Montis di grilliana memoria trascinò l’Italia post-berlusconiana in una sorta di danza macabra, di cui il Ballo degli Esodati fu la performance più celebre. L’intervento a gamba tesa del segretario di stato, merita il cartellino rosso per le dichiarazioni alla stampa dei giorni scorsi: secondo costui, il rigore rimane condicio sine qua non, anche se ammette di non conoscere i dettagli dello stato sociale giamaicano.

Fantastico! Come se un chirurgo decidesse di amputare l’arto, senza consultare la cartella clinica del paziente.

Analizziamo i punti-chiave della sua terapia, rapportandoli alla realtà caraibica:

  1. Lavoro: riduzione degli indennizzi per licenziamento senza giusta causa
  2. Aumento delle assunzioni in prova.

Sono riforme che non hanno senso in Giamaica; la legislazione lavorativa dell’isola è ancora basata sui canoni coloniali: il datore di lavoro licenzia a suo piacimento i dipendenti che non gli vanno a genio, senza alcun obbligo d’indennizzo, sebbene modifiche alle leggi vigenti siano oggetto di studio presso lobby di avvocati. Il diritto di sciopero non è quasi mai esercitato dalla working class, per il semplice fatto che coloro che lo fanno vengono licenziati su due piedi, e facilmente rimpiazzati, dato che il parco disoccupati qui è sempre affollato.

Parlando di assunzioni in prova, sono la consuetudine. Considerando che il minimum wage (salario minimo) è intorno ai 40 euro in valuta locale, uno dei più bassi dei Caraibi, gli employers non si fanno scrupolo di applicarlo a tempo indeterminato.

c) Tagli sul welfare: In Giamaica non c’è molto da spuntare. L’istruzione è da sempre a pagamento, terminata la Primary School (scuola elementare). Il passaggio alle medie è consentito solo dopo il superamento di un esame di Stato, da sostenere presso il Cxc (Caribbean Examination Council). Il costo dei libri di testo a tal fine è proibitivo per le famiglie del ceto basso. Un pacchetto-base che comprenda almeno Inglese, Storia, Biologia, Educazione Civica e Fisica, supera i 400 euro, per cui gli studi di molti si fermano alla soglia della scuola media. L’accesso ai corsi superiori è possibile solo per un 20% scarso della popolazione studentesca. Il costo di università private, come la Northern Caribbean di Mandeville, è superiore a quello di molte facoltà americane. Esistono a Kingston due istituti regionali, Uwi (West Indies) e U-Tech (Tecnologia) con rette più contenute, ma l’accesso è limitato, dovendo ospitare studenti provenienti anche da altri Caraibi anglofoni.

Riguardo salute, gli ospedali pubblici sono sovraffollati e spesso sprovvisti di attrezzature e macchinari; tranne lodevoli eccezioni, come il Bustamante, l’ospedale dei bambini a Kingston, e il comunale di Mandeville, il quadro è desolante. Proliferano lab e cliniche private, che durante il quadriennio di governo Jlp (2007-2011) patrocinato dal Primo Ministro Bruce Golding, hanno prevalso. Il costo di una visita specialistica parte da un minimo di 50 euro; la cifra supera anche i 300, in caso servano Tac di approfondimento. Come negli Stati Uniti, l’accesso a un nosocomio privato è possibile solo se supportato da un medical plan assicurativo. Qui impera la Blue Cross, le polizze sono le stesse in vigore negli Usa, inaccessibili per i ceti medio-bassi.

Continuare a premere sul tasto del welfare, equivale a sparare sulla croce rossa, per rimanere in campo medico.

Poveri loro

Le sparate di Jesùs mettono a rischio anche il recente poverty programme, approvato mercoledì scorso, che stanzia altri Ja 75 milioni (circa 650.000 dollari) a sostegno dei poveri. La miseria è la piaga più grave in Giamaica, sovente abbinata alla criminalità. Se questi numeri saranno ridotti, entrambe rischiano di aumentare in maniera esponenziale. Il rapporto del segretario al Fmi sull’isola è previsto in tempi brevi.

Incrociamo le dita.

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