A due giorni dalla chiusura dell’indagine della Procura della Repubblica, la Procura della Corte dei Conti della Regione Lombardia ha avviato un procedimento di responsabilità erariale conseguente all’ipotizzato e “ingente danno patrimoniale alla sanità pubblica, oltre 30 milioni di euro, scaturente dagli oltre 4mila interventi chirurgici eseguiti presso l’ospedale San Raffaele di Milano in violazione delle norme di accreditamento riguardanti la regolare costituzione delle equipe chirurgiche che, pur se formalmente certificata, è risultata di fatto non rispondente a quanto previsto dalla legge stante la presenza di un numero minimo di personale specializzato inferiore a quello contemplato dalle norme, con un uso improprio degli specializzandi”.

Secondo gli inquirenti milanesi durante gli interventi “le equipe” destinate alle sale operatorie sulla carta erano “regolarmente costituite”, ma in realtà “chirurghi e/o anestesisti” erano “presenti contestualmente in più sale operatorie”. Secondo gli investigatori delle Fiamme gialle sui registri figuravano che tutti i ‘requisiti’ di presenza per ottenere i rimborsi drg (Diagnosis Related Groups) erano stati rispettati. L’inchiesta “Pronto rimborso” ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati 9 persone, tra rappresentanti legali, dirigenti, primari, tra cui Alberto Zangrillo, responsabile di Terapia Intensiva e Rianimazione e medico personale di Silvio Berlusconi, e l’amministratore delegato del gruppo Nicola Bedin. I reati contestati – a vario titolo  sono la truffa aggravata a danno del Servizio Sanitario e falso.

L’attività investigativa della Guardia di Finanza ha consentito l’avvio del parallelo procedimento di responsabilità erariale – anche in forza  del protocollo di intesa stipulato tra gli uffici requirenti penali e contabili – seguito dal Procuratore Regionale Antonio Caruso e dal Vice Procuratore Luigi D’Angelo.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Corruzione, Pitruzzella: “E’ una tassa occulta, pervasivo cancro dell’economia”

prev
Articolo Successivo

Chiedevano i danni ai giornalisti, condannati Formigoni e Montezemolo

next