Vi è mai capitato di svegliarvi nel cuore della notte sentendo un fischio acuto? Non è la pentola a pressione, non è un antifurto, è il vostro orecchio. A me è capitato una notte di alcuni anni fa, stavo ancora insieme a Valeria, lei dormiva tranquilla, e io avevo la mente lacerata da un fischio. Ok Riccardo, hai un tumore al cervello, sei fottuto, mettiti l’anima in pace, allenati a dirti l’addio…invece si trattava di acufene. Un disturbo uditivo, non è classificato come malattia, è peggiore di una malattia. Un orrore costante.

Non esistono rimedi efficaci, alcuni consigliano di dormire con una musica di sottofondo per ingannare il disturbo. Terrore dallo spazio profondo. Nel silenzio della notte l’unico rimedio era vestirmi e uscire nella città deserta, e camminare, camminare, camminare in preda a un panico cosmico-uditivo. E se non smettesse più di tormentarmi questo dannato fischio? Pensavo al suicidio, pensavo a quella donna che si buttò dal settimo piano dopo due anni di singhiozzo cronico, farò così anche io, mi dicevo per “tranquillizzarmi”.

Anche altri registi ne soffrono, pare che Almodovar sia affetto da acufene, non era una consolazione per me, che me frega dell’orecchio di Almodovar?

Nelle mie notti deambulanti e assordanti l’unica consolazione era parlare con Stefano, il mio amico edicolante. “Perché non vieni la mattina a lavorare con me? Fai l’apertura dell’edicola”. Così feci per quattro mesi. E l’acufene sparì, il tormento del lavoro scacciò il tormento dell’orecchio o così pare…forse la natura plastica del cervello ha mimetizzato il disturbo, non so dare una spiegazione ma lavorare con Stefano mi aiutò a superare il dramma. L’acufene mi lasciò, e dopo anche Valeria.

L’edicola è un luogo sacro, la sacralità del quotidiano, quando arrivano i giornali impacchettati, i giornali che nessuno ha ancora letto, si prova una sorta di brivido ancestrale, il mondo si svela per quello che è: un luogo di orrori e di meraviglie calpestate, un luogo di corruzione, di aberrazioni, e di lancinante bellezza. L’edicola di Stefano è vicina al parco Solari, e le notizie dei quotidiani non riuscivano a intaccare la serenità vegetale del parco.

Era bello fare l’edicolante vicino a un amico, ma non avrei resistito per più di quattro mesi, è un lavoro massacrante, l’edicola è un bunker di giocattoli, cianfrusaglie varie e i quotidiani sono diventati quasi un optional. L’eternità con la polvere di piombo. Stefano, come fai a resistere? Sei il mio eroe. Mesi dopo avere lasciato l’edicola sono tornato con la mia videocamera per documentare questo lavoro.

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