Dzhokhar Tsarnaev, 21 anniè stato condannato a morte per l’attentato alla maratona di Boston, del 15 aprile 2013. La sentenza è stata letta nell’aula della Corte federale di Boston alla presenza del giovane americano di origini cecene, dopo che i 12 giurati sono stati riuniti oltre 14 ore in camera di consiglio. La pena di morte sarà eseguita attraverso una iniezione letale.

Tsarnaev era stato riconosciuto colpevole l’8 aprile di tutti i 30 capi d’imputazione, per aver fatto esplodere due bombe alla maratona di Boston il 15 aprile 2013, uccidendo tre persone e ferendone più di 260. Il ragazzo è stato riconosciuto colpevole anche dell’uccisione di un poliziotto nel campus universitario del Massachusetts Institute of Technology durante la caccia all’uomo che seguì gli attentati. La difesa del ragazzo ha sostenuto che Dzhokhar ha agito sotto l’influenza del fratello maggiore Tamerlan, rimasto poi ucciso dalla polizia. I due fratelli ceceni avevano 19 e 26 anni al momento degli attentati, che perpetrarono assieme.

A nulla sono valsi i ripetuti appelli per salvargli la vita. Tra questi appelli quello dei genitori di Martin Richard, il bimbo di 8 anni che insieme a due altre persone perse la vita nell’attentato. A pesare sulla scelta della pena capitale, al posto dell’ ergastolo, anche il fatto che solo tre giurati su 12 hanno ritenuto che Dzhokhar abbia agito sotto l’influenza della figura dominante del fratello.

Dzokhar ha ascoltato la lettura della sentenza senza mostrare alcuna particolare emozione, raccontano i testimoni. Molto probabilmente sarà ora trasferito nel braccio della morte del penitenziario di Terre Haute, in Indiana.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Cina, 14 milioni di tossicodipendenti. Ogni anno il consumo cresce del 36%

prev
Articolo Successivo

Egitto, Morsi condannato a morte: organizzò evasione di massa nel 2011

next