C’è l’antimafia dei fatti e quella delle parole. E’ il filo conduttore dei diversi interventi durante la presentazione del libro a Roma di Nino Di Matteo e Salvo Palazzolo, ‘Collusi. Perché politici, uomini delle istituzioni e manager continuano a trattare con la mafia’, edito da Bur. “Si è scaricato tutto sulle spalle della magistratura, ma la politica ha delle responsabilità, il sistema oggi garantisce l’impunità ai corrotti, è forte con la criminalità di bassa leva e blanda con gli imputati eccellenti, agli annunci di questo governo non seguono i fatti”, afferma il magistrato oggi sotto scorta per il processo a Palermo sulla trattativa Stato-mafia, minacciato di morte da Cosa nostra. La classe politica mostra indifferenza, sciatteria verso tali temi, è l’amara constatazione durante la giornata. Per le elezioni regionali e amministrative si moltiplicano le liste di impresentabili come in Campania e in Sicilia a sostegno del Pd. “Serve radicalità, fuori tutti, basta compromessi, non si può parlare di legalità quando conviene, l’antimafia non è un’etichetta da sfoderare, ci stanno rubando le parole”, dice Don Luigi Ciotti, presidente di Libera. “Come sulla corruzione, sugli ecoreati, l’autoriciclaggio si fanno passi avanti ma non sono sufficienti, c’è sempre una parolina che ammorbidisce le pene, si scende sempre a compromessi”, aggiunge. “De Luca mostra una concezione rozza e mercantile, prendiamo tutto, il voto non ha odore, ma questa è la morte della politica, a Renzi purtroppo i temi dell’antimafia non interessano”, spiega Claudio Fava. Il vicepresidente della Commissione contro il crimine organizzato lancia poi un allarme alla platea. “Vito Galatolo, un pentito testimonia la complicità di parti deviate dello Stato nel progetto di attentato contro Di Matteo e le istituzioni restano silenti, è gravissimo, c’è un filo rosso che lega il 1992 al 2015, che ci dice che lo Stato ha ancora oggi continui rapporti con la mafia, ma pochi giornali ne parlano e la società civile è distratta”, chiosa  di Irene Buscemi

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