Il consenso politico in Europa sulle questioni che ci stanno particolarmente a cuore si troverebbe coltivando quella essenziale risorsa immateriale capace di rendere un governo autorevole: la credibilità. Evidentemente, con le dovute eccezioni, non abbiamo dei rappresentanti all’altezza di tal compito.

Solo attraverso un’azione politica coordinata e coesa possono arrivare risultati concreti e di lungo periodo, in un contesto dove le alleanze fra Stati Membri e Gruppi politici sono davvero essenziali, come anche il gioco di squadra tra attori istituzionali a tutti i livelli. Se vogliamo che l’Europa sia pronta a fare di più per governare i flussi migratori, dovremo tentare di fare anche noi qualcosa in più per l’Europa.

Impressionante è la lunga fila di accuse scagliate da ogni parte nel nostro Paese contro un’Europa matrigna che non farebbe abbastanza per salvare quelle vite umane autoconsegnatesi a quel “Mare Mostrum”, che a molti ho sentito evocare. Purtroppo c’è del vero. Consolarci con questa giustificazione però non ci aiuterà.

Maturi sono i tempi in cui, più che mai, occorre mettere in campo un’azione politica da parte dei rappresentanti del nostro Paese che riesca ad essere efficace in Europa, con una precisa strategia: costruire un’alleanza tra Paesi, soggetti, Istituzioni governative e non, a sostegno di un radicale cambio rotta sul tema dell’immigrazione in Europa, e, allo stesso tempo una revisione di Triton. Occorrono le risorse ma se prima non si ottiene il consenso politico sull’urgenza della materia e non si riesce a costruire un fronte abbastanza solido da porre il problema in maniera prioritaria non si troveranno e le immagini forti che continuiamo ad evocare per descrivere le molteplici tragedie rimarranno solo carta.

Certo, c’è il problema delle competenze. Le politiche di immigrazione sono, infatti, in capo agli Stati Membri. All’Europa, ad oggi, è attribuito il solo compito di gestire le frontiere esterne. La revisione di questo stato di fatto dovrebbe necessariamente passare per una modifica dei Trattati, una partita tra le più difficili. Parallelamente, gestire efficientemente la questione dell’immigrazione costringerebbe l’Europa ad un ulteriore sforzo d’integrazione che molte enclavi statual-nazionali hanno paura di affrontare per paura del proprio annullamento. Non potrebbero essere più ingenui, infatti, a maggiore integrazione dovrebbe sempre corrispondere maggiore sussidiarietà secondo il principio di proporzionalità. Di cosa hanno paura i nostri governanti, dunque? Forse di essere condannati all’irrilevanza anche se, così facendo, non fanno che accelerare l’avverarsi del vaticinio sulla loro sempiterna eclissi.

In Europa pensare di segnare da soli, in quanto fuori classe, è una sfida quasi impossibile. Essendo la governance europea per sua natura stratificata, multi-livello e composita c’è bisogno di giocare di squadra.

Sappiamo che Renzi proverà con tutte le sue forze a piantare questo tema sul tavolo dei potenti ministri europei all’indomani dell’ennesima tragedia consumatasi nelle nostre acque ma se riuscirà davvero a tradurre l’attenzione di tutti nei confronti di quanto accaduto in politiche concrete, dipenderà dalla sua capacità di mettere in campo un’azione collegiale. Occorre un più stretto coordinamento tra politiche europee e politiche nazionali, partiti europei e partiti nazionali, tra delegazioni a Bruxelles e gruppi parlamentari a Roma. Diversamente la collegialità rimarrà un miraggio. Ci auguriamo che Renzi lo capisca e soprattutto che faccia vivere questo principio.

D’altronde conoscendolo abbiamo potuto apprezzare che un certo senso di Realpolitik non gli manca certo quando si tratta di certe cose. Speriamo che sappia adoperare cotanta veemenza anche per altro, altrimenti rischiamo un fallimento epico su tutti i fronti.

Le Gorgoni non terrorizzeranno più soltanto i migranti ma una classe politica incapace di rappresentare persino se stessa e non sullo scudo di Atena ma in Europa.

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