Nella querelle su chi può fare cosa sulle trascrizioni e cancellazioni delle nozze tra omosessuali celebrate all’estero, si inserisce il Tribunale amministrativo. L’annullamento delle trascrizioni dei matrimoni gay sanciti fuori all’Italia può arrivare solo dal tribunale civile. Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di alcune coppie contro l’annullamento disposto dal Prefetto della trascrizione della loro unione contratta all’estero nel registro dell’Unioni Civili del Comune di Roma.

Lo scorso 31 ottobre il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, aveva inviato al sindaco della capitale, Ignazio Marino, l’atto per l’annullamento delle trascrizioni di 16 matrimoni. Una decisione che aveva rinnovato lo scontro tra Pecoraro e il primo cittadino, con il secondo che, a metà ottobre, aveva sfidato la circolare del ministero dell’Interno trascrivendo, in Campidoglio, i matrimoni delle coppie omosessuali.

L’effetto della decisione è che i matrimoni resteranno trascritti nel Registro dello stato civile del Comune di Roma. Tutto questo, fino a quando qualcuno eventualmente chiederà al giudice civile di pronunciarsi: la legge sullo stato civile stabilisce che l’unico che può farlo è il Procuratore della Repubblica. A rivolgersi al Tar, con tre distinti ricorsi amministrativi, erano stati due delle coppie e lo stesso Comune di Roma Capitale. Tutti chiedevano l’annullamento dei provvedimenti con i quali il Prefetto di Roma ha annullato le trascrizioni sulla scorta della circolare del Ministro dell’Interno, Agelino Alfano, del 7 ottobre scorso, con la quale lo stesso aveva disposto che i prefetti annullassero le trascrizioni. In particolare il Tar del Lazio contesta, e dichiara nullo, il provvedimento con il quale il Prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, il 31 ottobre scorso aveva annullato le 16 trascrizioni, eseguite dallo stesso sindaco Ignazio Marino sul registro dello stato civile dell’anagrafe di Roma, di altrettanti matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all’estero. Il decreto di Pecoraro seguiva la circolare del ministro dell’Interno del 7 ottobre 2014: Alfano sollecitava prefetti ad invitare i sindaci a “cancellare le trascrizioni“.

Dopo Roma anche i prefetti di Bologna e Milano avevano seguito l’esempio. E il prefetto lombardo Francesco Paolo Tronca aveva nominato un commissario ad acta che aveva cancellato la trascrizione dei matrimoni omosessuali contratti all’estero che era stata fatta dal sindaco Giuliano Pisapia su cui era stata aperta e poi subito archiviata un’inchiesta dalla Procura di Milano, senza che il primo cittadino si stato mai indagato.

“Il Tar del Lazio fa oggi finalmente giustizia: con una pronuncia storica ha stabilito che sono i tribunali a poter decidere sulla trascrizione dei matrimoni tra lo stesso sesso, e non i prefetti come invece vorrebbe il ministro dell’Interno, Angelino Alfano” dice Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia. “Il tribunale amministrativo – afferma ancora Mancuso – dà ragione alle nostre posizioni, che continuiamo a ripetere da mesi: non è il governo titolare di questa materia, mentre sono invece i sindaci, per legge, responsabili degli uffici di stato civile e dell’anagrafe. Ci attendiamo ora che Alfano la smetta, una buona volta, di perseguitare i sindaci d’Italia”.

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