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In 30 contro 1 dopo una serata a Olbia: “Vattene via fr…io”. Il racconto del 39enne aggredito: “Ragazzini come marionette, un papà mi ha minacciato perché non volevo ritirare la denuncia”

Angelo Ratti è stato attaccato al termine di una serata del collettivo queer “Biscotto della fortuna” da un gruppo di persone tra cui minorenni. Ferito alla testa, ha perso temporaneamente vista e udito. I giorni dopo il padre di uno degli aggressori lo ha minacciato: "Vattene via dalla Sardegna"
In 30 contro 1 dopo una serata a Olbia: “Vattene via fr…io”. Il racconto del 39enne aggredito: “Ragazzini come marionette, un papà mi ha minacciato perché non volevo ritirare la denuncia”
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Il paradiso di Porto Istana, a pochi chilometri da Olbia, è diventato la scena di una violenta aggressione nelle prime ore del 14 agosto. Angelo Ratti, 39 anni e organizzatore del collettivo queer “Biscotto della fortuna”, racconta di essere stato accerchiato e picchiato mentre stava smontando l’attrezzatura al termine di una serata al bar Kando. “Stavo prendendo da terra una scatola, quando un ragazzo mi ha gridato: “Vattene via, fr…io”. Poi mi ha tirato un pugno sulla testa. Sono stato preso alle spalle e lanciato sulla spiaggia. A quel punto hanno cominciato a pestarmi. In trenta. Mi sono rialzato in una pozza di sangue“. Il suo racconto va oltre quella notte e diventa una riflessione sul clima che, a suo giudizio, ha preceduto e accompagnato l’aggressione: “Purtroppo ci sono ragazzini che, come marionette, si trovano a seguire pensieri e azioni più grandi di loro: l’omofobia, la transfobia, anche il sostegno alla misoginia. Non stiamo parlando di una sola cosa, stiamo parlando di un odio per quella che è la differenza”.

Quello che avrebbe dovuto essere l’ultimo appuntamento di un tour gratuito organizzato dal collettivo nelle spiagge della Sardegna si è trasformato in un’aggressione che Ratti attribuisce a un gruppo di circa trenta persone, tra cui minorenni. Il 39enne racconta di avere percepito un clima ostile già nel pomeriggio, durante l’allestimento. “Mentre io e i ragazzi montavamo gli impianti, un gruppo di persone se ne stava a distanza. Ci guardavano con uno sguardo sprezzante, carico di odio” racconta. Poi, poco dopo la mezzanotte, sarebbe esplosa la violenza. Ratti parla di un pestaggio durato circa mezz’ora, al quale avrebbero preso parte non soltanto ragazzi molto giovani, ma anche alcuni adulti. Calci, pugni e anche pietre, secondo la sua ricostruzione. “Ho dei buchi in testa” dice. L’uomo riferisce inoltre di aver perso temporaneamente la vista da un occhio e l’udito da un orecchio. Nel tentativo di soccorrerlo, anche alcune persone del collettivo sarebbero state colpite. Un ragazzo, secondo il racconto di Ratti, avrebbe riportato incrinature alle vertebre e una donna sarebbe stata colpita alla schiena. “Ringrazia che sei femmina, altrimenti avresti fatto la stessa fine” è la frase che le sarebbe stata rivolta durante l’aggressione. Nella stessa circostanza sarebbero stati danneggiati e rubati anche i computer e i telefoni utilizzati dal collettivo. A rendere ancora più pesante il racconto di Ratti sono gli episodi che avrebbero accompagnato l’aggressione. Ferito e sanguinante, l’uomo dice di avere chiesto aiuto al gestore del locale. La risposta, riferisce, è stata: “Fr…io di me…da, prendi le tue cose e vattene”.

La vicenda non si è conclusa sulla spiaggia. Uno dei presunti aggressori è stato accompagnato in caserma. Il giorno successivo, racconta il 39enne, il padre del ragazzo avrebbe iniziato a contattarlo con una serie di messaggi. All’inizio, riferisce Ratti, l’uomo ha cercato una soluzione per evitare il ricorso alle vie legali: “È un bravo ragazzo, abbiamo avuto un lutto e sua madre non potrebbe sopportare anche questa cosa”. Successivamente, però, il tono sarebbe cambiato, fino alle minacce. Tra i messaggi lasciati in segreteria, secondo quanto raccontato dal 39enne, ci sarebbe anche questo: “I figli dei sardi hanno le palle… non come voi. Ti troverò, ho capito dove lavori”. L’uomo avrebbe anche cercato di giustificare l’aggressione accusandolo di avere molestato il figlio in bagno. Il luogo dell’aggressione, il bar Kando di Porto Istana, era già comparso in vicende giudiziarie di rilievo. Per Ratti, racconta, anche la denuncia dell’aggressione non è stata semplice: “Nei giorni di Ferragosto sono stato respinto per tre volte dalle forze dell’ordine perché non c’era personale disponibile per raccogliere la denuncia. La mia testimonianza è stata infine formalizzata dopo l’interessamento del presidente della Regione Sardegna e l’attenzione mediatica suscitata dalla vicenda“. Ora Ratti sta tornando a Milano in nave perché non può prendere l’aereo a causa delle ferite riportate.

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