Ormai l’avete capito: ci siamo presi a cuore la vicenda e continuiamo a seguirla. Bob Rugurika, il direttore di Radio Publique Africaine, è stato liberato. Era in carcere da un mese, in seguito a un’inchiesta che denunciava mandanti e moventi del brutale triplice omicidio delle tre missionarie italiane Olga, Lucia e Bernadetta, avvenuto lo scorso 7 settembre a Bujumbura, Burundi.

Bob è diventato in questo mese simbolo della libertà di stampa negata, nel suo paese e non solo. La decisione della sua scarcerazione è giunta in seguito a enormi pressioni internazionali, non ultima una risoluzione del Parlamento Europeo. Si tratta – si badi bene – di libertà condizionata. Bob andrà a processo e la sua vicenda è tutt’altro che conclusa. Ma almeno non è più in carcere.

Rugurika liberazione
Foto di: Désiré Nimubona

L’altro ieri, quando si è sparsa la notizia della sua liberazione, l’intera popolazione è scesa in strada a festeggiare. Ma la gioia ha presto lasciato spazio alla tensione: la scarcerazione sotto cauzione (per l’equivalente di circa 8mila euro in franchi burundesi) è stata rimandata di alcune ore, fino alla serata. E qui, l’imprevisto: ad attendere Bob fuori dal carcere, una camionetta della polizia e un tentativo di prelievo a cui lui si è fermamente opposto. Voci allarmistiche subito sono circolate sui social, che temevano per la sua incolumità una volta fuori di prigione. Alla fine, Rugurika è restato in carcere ancora una notte ed è stato liberato ieri mattina. Un’accoglienza trionfale, per le vie della capitale.

Ma la folla ha riservato una sorpresa, a lui e a noi: dopo essersi radunati festanti davanti alla sede di Rpa il giorno prima, si sono ritrovati a manifestare davanti alla parrocchia Guido Maria Conforti, la parrocchia delle tre saveriane uccise, chiedendo, reclamando verità.

“Non erano burundesi, ma aiutavano il nostro popolo. E chiediamo giustizia per loro. Anche se l’Italia non lo fa, lo facciamo noi!”. E in tanti si chiedono perché dal nostro paese non arrivi segnale alcuno.

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