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‘Ndrangheta, arrestato a Roma il latitante Mollica. “Era nascosto in un bunker”

Ricercato dal 9 gennaio, era riuscito a ricavare un locale nel sottotetto della sua abitazione, dove sono stati trovati un giaciglio, dell'acqua e un santino con la Madonna di Polsi. "Scendo, scendo" ha annunciato alla polizia, calandosi con una corda dopo che gli agenti avevano cominciato ad abbattere il solaio
‘Ndrangheta, arrestato a Roma il latitante Mollica. “Era nascosto in un bunker”
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Due colpi di mazza a un solaio e l’annuncio: “Scendo, scendo”, mentre si calava con una corda. È stato trovato così Domenico Antonio Mollica, presunto boss ‘ndranghetista, latitante dal 9 gennaio scorso, che era riuscito a crearsi un piccolo bunker poco lontano da Roma.

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Gli agenti della Squadra Mobile della Capitale hanno fatto irruzione nella sua casa in provincia di Roma ma hanno trovato solo la moglie, che ha detto di non sapere dove fosse il marito. Convinti della sua presenza nell’abitazione, però, i poliziotti hanno chiesto la collaborazione dei Vigili del Fuoco, per esplorare eventuali intercapedini. Particolarmente interessante è parso subito il sottotetto dell’appartamento. L’assenza di visibili vie di accesso a quell’area, ma la presenza di prese d’aria esterne, hanno indotto ad abbattere il solaio: al secondo colpo di mazza, dalla soffitta si è sentita una voce dire “Scendo, scendo”.

L’accesso al sottotetto era abilmente camuffato all’interno di un armadio a muro, il cui pannello superiore scorrevole ha rivelato l’esistenza di una botola dalla quale è uscito il ricercato, calandosi da una corda attaccata all’architrave del tetto. Il sottotetto ha rivelato la presenza di un locale, scaldato dalla canna fumaria, dove era presente un giaciglio, acqua, documenti e un santino ritraente la Madonna di Polsi. È la prima volta che viene trovato un bunker in territorio romano.

Domenico Mollica, accusato di intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso, commessi per favorire la ‘ndrangheta, era sfuggito alla cattura lo scorso 9 gennaio quando, nell’ambito dell’operazione “Fiore Calabro” coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, erano stati arrestati Placido Scriva e Domenico Morabito. I poliziotti che bussarono alla sua porta non lo trovarono in casa.

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