Proprio mentre il MoVimento 5 Stelle e l’Adusbef si preparano a presentare un esposto per aggiotaggio in relazione alla fuga di notizia sulla riforma delle banche popolari varata martedì, il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi la demolisce a mezzo stampa e annuncia modifiche. Un’uscita che, unita al comunicato di ieri in cui Assopopolari ha annunciato l’intenzione di “non lasciare nulla di intentato perché il decreto venga meno”, ha fatto virare in negativo – dopo cinque giorni di rally – i titoli degli istituti di credito, che hanno trascinato giù tutta Piazza Affari.

“Questo decreto è un errore“, ha detto infatti il ministro in un’intervista ad Avvenire, che mercoledì, in prima pagina, aveva bollato senza se e senza ma il decreto come “sbagliato”. E ha promesso “battaglia” in Parlamento, dove il decreto è atteso per essere convertito in legge ma dovrà fare i conti con un’opposizione bipartisan. Immediata la reazione della Borsa: il Banco Popolare ha chiuso la seduta in calo del 4,74%, Ubi del 3,47%, Banca Popolare dell’Emilia Romagna del 2,72%. Bpm ha lasciato poi sul terreno il 2,21 per cento. Maglia nera per il Monte dei Paschi di Siena, dato come possibile “preda” della popolare di Bergamo una volta che questa si fosse trasformata in spa: le azioni di Rocca Salimbeni hanno perso il 5,31 per cento.

Lupi, parlando al quotidiano della Cei, ha detto che ora l’obiettivo è “migliorare” il decreto “anzitutto ascoltando le stesse Banche popolari provando ad accelerare e recepire l’autoriforma che stavano elaborando con la consulenza dei professori Alberto Quadrio Curzio, Angelo Tantazzi e Piergaetano Marchetti. Lì possono esserci le risposte giuste”. Il titolare dei Trasporti ha anche rivendicato di aver manifestato contrarietà “al provvedimento sulle Popolari nel metodo e nel merito” già durante il Consiglio dei ministri, facendo presente che non si poteva agire per decreto, “andava semmai approvato un disegno di legge”.

Quanto al merito, “non si può penalizzare questa realtà sussidiaria, esempio di economia sociale di mercato, calando dall’alto l’imposizione di cambiare forma societaria”. Alla domanda su chi abbia spinto di più per la riforma, Lupi ha risposto che “il ministro Padoan ha presentato il decreto in rapporto con la Banca d’Italia e le istituzioni europee. E in Consiglio dei ministri l’abbiamo migliorato, eliminando il riferimento alle banche di credito cooperativo e alle popolari più piccole. Io riconosco le ragioni che hanno portato alla riforma. Solo che si poteva e si può farlo in maniera ben diversa”.

Nessuna volontà di “difendere poteri o lobby“, sostiene poi il ministro. “Siamo i primi a volere il cambiamento. Ma il punto è come far vincere al nostro sistema bancario la sfida della modernità senza perdere le proprie peculiarità, che sono anche quelle di avere forme societarie diverse. D’altro canto”, è la chiusa velenosa, “non mi sembra che sia cambiata la Costituzione che all’articolo 45 promuove la funzione sociale della cooperazione o all’articolo 47 incentiva il risparmio popolare”.

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