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Rapporto Inps, stipendi in crescita ma il potere d’acquisto non recupera. Calderone: “Tanto da fare sui salari ma c’è positività”

Il rapporto annuale dell'Istituto fotografa un mercato del lavoro con più occupati e retribuzioni nominali in aumento, ma i prezzi sono cresciuti di più. Calderone: "I salari devono recuperare". Fava: "Non esiste pensione solida senza lavoro stabile". Resta ampio il divario di genere sulle pensioni, mentre un dipendente su sette è straniero.
Rapporto Inps, stipendi in crescita ma il potere d’acquisto non recupera. Calderone: “Tanto da fare sui salari ma c’è positività”
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Gli stipendi crescono, ma non abbastanza da recuperare il terreno perso con l‘impennata dell’inflazione degli ultimi anni. È questa una delle principali conclusioni del Rapporto annuale dell’Inps, presentato alla Camera, che fotografa un mercato del lavoro apparentemente in miglioramento sul fronte dell’occupazione ma ancora segnato dalla debolezza delle retribuzioni reali. L’Istituto evidenzia come “le retribuzioni nominali sono cresciute ma hanno perso potere d’acquisto in termini reali”. Una dinamica che si inserisce in un fenomeno definito “strutturale di lungo periodo”, con la stagnazione salariale che risale agli anni Ottanta e che è stata aggravata dalla fiammata inflazionistica registrata negli ultimi anni.

Secondo il Rapporto, nel 2025 i lavoratori dipendenti pubblici e privati – esclusi operai agricoli e lavoratori domestici – sono stati 21,045 milioni, con una retribuzione media annua effettiva di 27.649 euro, in aumento del 3,6% rispetto al 2024 e del 14,5% rispetto al periodo precedente alla pandemia, nel 2019. Tuttavia, il confronto con il costo della vita racconta una realtà diversa. Tra il 2019 e il 2025 il livello dei prezzi è aumentato tra il 18,2% e il 20,5%, una crescita significativamente superiore a quella delle retribuzioni lorde. Per questo motivo, sottolinea l’Inps, il mantenimento del potere d’acquisto dei redditi più bassi è stato possibile soprattutto grazie agli interventi fiscali e contributivi adottati negli ultimi anni.

Alla presentazione del Rapporto è intervenuta anche la ministra del Lavoro Marina Calderone, che ha riconosciuto come il tema salariale resti una delle principali criticità. “I salari hanno certamente tanto percorso da fare. Devono recuperare in modo sensibile le flessioni che hanno caratterizzato alcuni anni, anche abbastanza recenti”, ha affermato. La ministra ha però sottolineato anche gli elementi positivi emersi dal mercato del lavoro. “L’elemento tendenziale è certamente quello invece di una positività che nel 2025 si è connessa con i dati dell’occupazione attuale e la riduzione sensibile della disoccupazione”, ha detto.

Nel suo intervento, il presidente dell’Inps Gabriele Fava ha ribadito il legame diretto tra qualità del lavoro e sostenibilità del sistema previdenziale. “Non esiste pensione solida senza lavoro stabile, regolare e dignitosamente retribuito”, ha affermato. Secondo Fava, la tenuta del sistema pensionistico non dipende soltanto dalle riforme previdenziali. “La sostenibilità previdenziale non si costruisce soltanto modificando requisiti, finestre e coefficienti. Si costruisce prima, dentro il mercato del lavoro. Se il lavoro è debole, la previdenza sarà fragile. Se i salari sono bassi, i contributi saranno insufficienti. Se giovani e donne restano ai margini, il sistema perde base contributiva, capacità produttiva e coesione.”

Da qui il richiamo a una visione più ampia del sistema previdenziale. “La previdenza non nasce al momento della pensione. Nasce nel primo contratto, nella prima retribuzione, nella continuità dei versamenti, nella qualità del lavoro, nella produttività, nella partecipazione delle donne e dei giovani al mercato del lavoro, nella capacità di contrastare il sommerso.”

Il Rapporto mette in evidenza anche il persistente squilibrio di genere nelle pensioni. Le donne rappresentano la maggioranza dei pensionati italiani, pari al 51% del totale, ma percepiscono soltanto il 44% dei redditi pensionistici complessivi: 163 miliardi di euro, contro i 207 miliardi destinati agli uomini. In media, un pensionato uomo percepisce 2.166 euro al mese, mentre una pensionata riceve 1.619 euro, con un divario di circa il 34%. La differenza deriva sia dalle retribuzioni mediamente più basse percepite durante la vita lavorativa sia da carriere contributive più brevi: le donne arrivano infatti alla pensione di vecchiaia con oltre 300 settimane di contributi in meno rispetto agli uomini.

Il Rapporto dedica infine un focus all’evoluzione della forza lavoro straniera. Tra il 2019 e il 2025 i lavoratori dipendenti provenienti da Paesi extra Unione europea sono aumentati di oltre il 35% e oggi un dipendente su sette è straniero. Per il presidente Fava si tratta di un dato che “va letto con serietà, al di fuori di contrapposizioni ideologiche”, perché dimostra come una quota crescente della capacità produttiva e della base contributiva del Paese dipenda anche dalla capacità di governare i flussi migratori. Secondo il presidente dell’Inps, servono politiche capaci di orientare gli ingressi “verso i fabbisogni del sistema produttivo” e accompagnarli con percorsi di “formazione, legalità, integrazione e lavoro regolare”, nell’ambito di quello che ha definito “un patto di convivenza e responsabilità”.

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