Allarme in Corea del Sud, dove un attacco hacker avrebbe portato al furto di informazioni riservate, accompagnato da minacce dirette a ottenere la chiusura di tre tra le più vecchie centrali gestite dalla Korea Hydro and Nuclear Power Co (KHNP). Tutto è cominciato lo scorso 15 dicembre, quando un utente registrato con l’account “president of the anti-nuclear reactor group” ha pubblicato sui social media informazioni riguardanti i sistemi di condizionamento d’aria e di raffreddamento, i dati relativi a un report dei livelli di radioattività e informazioni sui dipendenti della KHNP. Poi è arrivata la minaccia: KHNP dovrebbe chiudere tre dei suoi stabilimenti entro il giorno di Natale, o la gente dovrebbe “starne alla larga”.

La società, che gestisce 23 centrali nucleari e produce circa il 30% dell’energia nel Paese, minimizza l’entità dell’attacco sostenendo che non ha toccato infrastrutture critiche. In un comunicato stampa i suoi responsabili specificano che “è assolutamente impossibile che un hacker possa bloccare gli impianti nucleari, poiché il sistema di controllo è completamente isolato e indipendente”. Nella giornata di oggi e domani, però, la KHNP ha pianificato esercitazioni e test su larga scala per verificare il livello di sicurezza informatica di alcune delle sue centrali.

Per quanto riguarda la responsabilità, le autorità che stanno investigando sulla vicenda non si sbilanciano, limitandosi a parlare di un attacco a opera di “un individuo o un gruppo sconosciuto”. Per il momento, quindi, non c’è nessuna indicazione riguardo al fatto che le indagini possano puntare su un eventuale coinvolgimento della vicina Corea del Nord, con cui il governo di Seul è ancora formalmente in guerra. Proprio nei giorni scorsi, però, il regime di Pyongyang è finito nell’occhio del ciclone per una vicenda simile.

Secondo gli Usa, infatti, sarebbe responsabile degli attacchi hacker a Sony che nelle settimane scorse hanno portato alla diffusione di materiale riservato della società giapponese e che sono culminate nelle minacce contro la distribuzione del film The Interview, sospesa dalla stessa Sony.

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