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Imprese: tagliare i sussidi è il vero tabù

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Altro che articolo 18: in Italia c’è un tabù che resiste a tutto: i sussidi alle imprese non si possono tagliare. Poco importa che siano utili, meri regali o scandalosi furti alla collettività. Come documentato nel 2012 da La Stampa, di circa 33 miliardi versati dallo Stato alle aziende quasi 30 finiscono a partecipate dallo Stato per far risultare sostenibili bilanci che altrimenti sarebbero in rosso. Da consulente del governo Monti, Francesco Giavazzi presentò un piano di tagli troppo radicale e quindi dimenticato. Poi è arrivato Matteo Renzi che, nel programma delle primarie 2013 per la segreteria del Partito democratico, prometteva questo: “Una riduzione del 20-25 per cento degli investimenti e dei trasferimenti alle imprese. Base aggredibile: 60-70 miliardi. Obiettivo di risparmio: 12-16 miliardi”.

Monti-Vitelli

Ora che è al governo il Pd renziano si muove in tutt’altra direzione come dimostra questa vicenda istruttiva. Il deputato di Scelta Civica Paolo Vitelli presenta un emendamento alla legge di Stabilità che voleva correggere una delle storture peggiori: per finanziare il taglio della componente lavoro dell’Irap, l’imposta sulle imprese, Renzi si è rimangiato lo sconto precedente assegnato per decreto a giugno assieme agli 80 euro. Col risultato che per molte aziende le tasse 2014 aumentano a sorpresa, aspettando le riduzioni 2015. L’aliquota Irap, scesa dal 3,9 per cento al 3,5 torna al 3,9. Vitelli propone di tenerla più bassa, al 3,62 per cento per limitare i danni. La copertura: tagliare i finanziamenti pubblici alle imprese con un meccanismo studiato dall’economista Riccardo PuglisiSi limano di 1,4 miliardi l’anno i trasferimenti pubblici usando un algoritmo che privilegia i tagli sui sussidi vecchi a mera copertura di perdite e limita al massimo la sforbiciata su quelli per ricerca e investimenti. Così si evita il salasso generale per le imprese e il futuro taglio dell’Irap si copre con una diminuzione di privilegi antichi e spesso immotivati invece che da uno sgradevole aumento di tasse retroattivo.

Niente da fare: il Pd ha chiesto a Scelta Civica di ritirare l’emendamento. Al massimo se ne riparla in Senato, hanno detto. L’onorevole Vitelli si è impuntato e il Pd ha votato contro. Così nella legge di Stabilità restano soltanto i tagli decisi da Renzi: altro che i “12-16 miliardi” promessi, soltanto 68 milioni nel 2015, 95 milioni nel 2016 e 18 milioni dal 2017. Noccioline. Vedremo se al Senato qualcosa cambierà, ma è lecito dubitarne. Così gli investitori stranieri da fuori guarderanno un Paese dove non c’è più l’articolo 18, ma resistono sussidi pubblici che distorcono la competizione e premiano le imprese più vicine alla politica.

Il Fatto Quotidiano, 10 dicembre 2014

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