Genova e la Liguria affondano sotto l’ultimo diluvio e la gente non ce la fa più. Da Milano ad Alessandria a Carrara al Po gonfio e livido i fiumi sono impazziti e travolgono l’idea che la natura si possa in qualche modo contenere e governare. Perché lì, spesso, nessuno ha governato nulla.

Maltempo-675

Nelle immagini del disastro vediamo soltanto acqua ma non vediamo più le persone: si sono rifugiate ai piani alti delle case e possono solo pregare che tutto finisca presto. Pensiamo che in Australia dove si trova per il G20 il presidente del Consiglio sia stato avvertito di quanto sta accadendo e che certamente ne sarà rimasto impressionato come tutti. Dobbiamo ritenere che Renzi sia in costante contatto con Roma e che grazie al suo input la macchina dei soccorsi stia già lavorando a pieno regime. Perché un governo che in queste ore non si fosse mobilitato davanti alla catastrofe sarebbe da cacciare a calci nel sedere.

Ci fidiamo sulla parola e vogliamo fortemente credere a ciò che adesso non siamo in grado di constatare anche se i precedenti non depongono bene, anzi. Dopo oltre un mese dalla prima alluvione, Genova non ha avuto dal governo lo stato di calamità naturale più volte promesso e ciò comporta che per l’emergenza della città, sempre più martoriata, siano stati versati fondi largamente insufficienti.

C’è nel Paese come il senso di un abbandono che si espande nei tanti luoghi del bisogno generando rabbia. Si sentono abbandonate le piazze dei diritti negati e del lavoro finito perché l’unica risposta quando va bene è il silenzio, altrimenti sono manganellate. E l’abbandono dei quartieri dimenticati dal menefreghismo di sindaci e politicanti scava nei sentimenti peggiori. Per fortuna, apprendiamo dai tg esultanti che Renzi le ha cantate chiare alla Merkel e a Putin. Nel mondo dell’irrealtà non piove mai e il sole splende sempre.

il Fatto Quotidiano, 16 Novembre 2014

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