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Criminalità, la paura non si batte con slogan e repressione

Criminalità, la paura non si batte con slogan e repressione
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Torniamo a parlare di insicurezza e paura. La loro diffusione dipende da molteplici fattori. Fra questi: prezzi sempre più alti e salari sempre più bassi; lavoro sempre meno e quando c’è: nero, precario o poco sicuro. Sono problemi di enorme difficoltà e spesso le mancate risposte spingono a soluzioni sostitutive (come l’ostilità verso il diverso/ straniero).
 
Ciò si intreccia con l’estendersi della microcriminalità, che fortemente incide sulla sicurezza urbana aggravandone i problemi.
 
Questo quadro, valido sia obiettivamente sia nella percezione soggettiva, è anche il cavallo di battaglia di certa politica e di certi media, soprattutto in tempi di consultazione elettorale.
 
Ma attenzione a sottovalutarne la portata con atteggiamenti “aristocratici” o sprezzanti. Sono prima di tutto problemi dei pensionati o delle commesse che rientrano a casa a piedi la sera. Problemi di chi guadagna (se li guadagna) pochi euro al mese, non di chi i soldi li manda in Svizzera.
 
In ogni caso, nel momento in cui l’insicurezza, che pure esiste, viene strumentalmente cavalcata per interessi politici o massmediatici, ecco che diventa – più che un male da curare – un’occasione da sfruttare. Non tanto un problema quanto un’opportunità di investimento. Per cui invece di vere riforme avremo soprattutto gesti simbolici. Sempre meno fondi per scuole, ospedali, alloggi, lampioni in periferia, trasporti meno degradati, politiche di accettazione e inserimento. Sempre più risorse per controlli, repressione e prigioni.
 
Avremo un uso dello strumento penale non “chirurgico” ma indiscriminato (del tutto inadeguato a fronte di un fenomeno “epocale” come le migrazioni di massa).
 
Con un corto circuito che aumenta la microcriminalità e quindi la paura, ribadendo il principio che le regole – per funzionare – devono essere equilibrate: anche in tema di sicurezza urbana.
Il Fatto Quotidiano, Lunedì 12 maggio 2014

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